Cassazione, legittimi gli studi di settore per la farmacia

Farmacia | Redazione DottNet | 21/05/2014 12:27

Con Ordinanza 8 maggio 2014, n. 10040, la Corte di Cassazione ha sancito che è legittimo, in tema di studi di settore, l’accertamento induttivo basato sul solo scostamento a carico del farmacista

 

Gli Ermellini, infatti, hanno sottolineato come gli studi di settore costituiscono parametri tali da indurre l’Amministrazione finanziaria a rilevare lo scostamento tra il reddito dichiarato e il reddito presunto dagli studi solo in seguito all’esito emergente dal contraddittorio con il contribuente. Inoltre l’atto di accertamento deve contenere una motivazione idonea tale da dimostrare l’applicazione degli studi. Nel caso di specie, l’Amministrazione e così la Corte di cassazione, hanno rilevato nelle grandi dimensioni del negozio, il ricarico più elevato rispetto alla media e il numero di dipendenti prove gravi, precise e concordanti circa l’applicazione degli studi di settore.

 

Il caso. Gli eredi di un farmacista si sono inutilmente opposti alla sentenza della CTR Campania che, in accoglimento dell’appello dell’Ufficio, aveva dichiarato legittimo un avviso di accertamento per tributi diretti e indiretti fondato sugli studi di settore.

 

L’OK della S.C. Contrariamente agli assunti dei ricorrenti, la S.C. ritiene ineccepibile il verdetto della CTR, poiché essa ha accertato che l’accertamento in questione non si è fondato sul mero scostamento fra valore dichiarato e parametri previsti dagli studi di settore, ma ha specificamente esaminato “la particolare situazione patrimoniale della farmacia, la sua collocazione all’interno di un immobile di significative dimensioni, il numero di persone che ivi prestavano l’attività lavorativa, l’importo del costo del venduto e dei ricavi dichiarato”, tutti elementi che hanno fatto ritenere “la corretta collocazione dell’esercizio farmaceutico nella fascia prevista dagli studi di settore”. A ciò la CTR ha aggiunto la circostanza che proprio lo specifico settore in cui operava la farmacia, prioritariamente collocata nel settore della vendita di prodotti per i quali vi era un ricarico maggiore rispetto a quello dei farmaci dispensati dal SSN   “rendeva legittimo il rilevato scostamento fra la percentuale media di ricarico applicata dalla contribuente, pari al 27%, a fronte di quella ritenuta dall’ufficio – pari al 35% - peraltro considerando che la media di settore oscillava fra il 35 ed il 60%”.

 


Insomma, nulla da fare per i contribuenti, perché il giudice di merito, argomentando in questi termini la legittimità della pretesa fiscale (cioè agganciandosi a fattori ulteriori alla scostamento dei parametri) ha fatto corretta applicazione dei principi più volte enunciati dalla giurisprudenza della S.C. in materia di studi di settore. È infatti noto che l’accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In tale sede, questi ha l'onere di provare, senza limitazione di mezzi e contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli standard o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell'atto di accertamento  non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma va integrata con la dimostrazione dell'applicabilità in concreto dello standard prescelto e le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate. Ciò che, a giudizio della Sesta Sezione Civile – T, è avvenuto del caso di specie.
 

 

fonte: seac, fiscal focus

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