Gli italiani non riunciano al Nimesulide

Redazione DottNet | 26/05/2014 08:53

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Nonostante le prove scientifiche della sua tossicità soprattutto per il fegato gli italiani non riescono a rinunciare al nimesulide nella terapia del dolore. Lo affermano i risultati del progetto 'Niente male' della fondazione Gigi Ghirotti presentato a Roma.


La ricerca è stata condotta sui pazienti di 150 farmacie di Roma, a cui è stato sottoposto un questionario, da cui è emerso che il paracetamolo è il farmaco più usato, seguito da ibuprofene e diclofenac. Se questi farmaci 'coprono' circa il 70% del campione di 2mila pazienti al quarto posto, con un 20%, si piazza il nimesulide. ''Si tratta di un'anomalia tutta italiana, e la cifra è alta anche in considerazione del fatto che per il nimesulide c'è la ricetta singola non ripetibile - spiega Antonio Vannetta, che ha curato la ricerca per la Fondazione -. Diverse ricerche hanno confermato che il farmaco può essere tossico per il fegato, e ci sono delle alternative efficaci molto più sicure''.  Dall'indagine è emerso anche che il dolore 'non ha etá', visto che un terzo di chi va in farmacia per questo motivo ha tra i 30 e i 50 anni, mentre il 33% ne ha più di 75. La farmacia è risultata il luogo principale dove i pazienti cercano sollievo dal dolore, con il 40% che si cura con l'automedicazione, il 20% che si rivolge al medico di famiglia, un altro 20% allo specialista mentre un ultimo 20% chiede direttamente al farmacista.

 

fonte: ansa