Un lusso il parto a domicilio: solo 1500 l'anno

Ginecologia | Redazione DottNet | 26/05/2014 15:18

"Quelli ufficialmente censiti sono circa 1500 ogni anno e soprattutto al nord Italia, ma le stime parlano di numeri molto più alti". Si celebra il prossimo 6 giugno la giornata internazionale del parto a domicilio, una scelta che "sta tornando di moda, a dire il vero soprattutto tra i ceti più benestanti". A spiegarlo è Annamaria Gioacchini, membro dell'Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio.


Farlo infatti è quasi un lusso, visto che costa tra i 2000 e i 3000 euro per l'assistenza h24 durante tutto il travaglio da parte di due ostetriche, oltre all'accompagnamento pre e post parto. A fronte di questa spesa non indifferente, l'assistenza gratuita è fornita solo da Torino, Reggio Emilia, Modena e Parma. Offrono, invece, rimborso parziale tra 1550 e 900 le province di Bolzano e Trento e le regioni Piemonte, Emilia Romagna, Marche e, ultima arrivata, il Lazio, che ha stabilito tale somma pari a 800 euro, completando l'attuazione della decreto dell'1/4/2011. Niente luci al neon, volti sconosciuti, toni sbrigativi, posizioni scomode. "Da anni avevo il grande desiderio di partorire a casa, ma fino all'ultima non ero sicura ci fossero le condizioni. Ora penso che non avrei potuto farlo che qui", spiega Marisa mostrando la stanza del travaglio. "A un certo punto ci siamo trovate, io e le tre ostetriche che mi hanno seguito, tutte insieme sul lettone, una mi massaggiava per alleviare il dolore, le altre vocalizzavano insieme a me: è stato un evento corale".



Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la donna ha diritto di partorire nel luogo dove si sente più sicura e assistita. In merito, il sistema sanitario britannico ha recentemente emanato delle linee guida, sottolineando che non vi devono essere particolari probabilità di rischi, la partoriente deve essere in buone condizioni di salute e assistita da ostetriche qualificate, la gravidanza non deve presentare patologie e si deve avere la possibilità di accedere a un ospedale nell'arco di circa 30 minuti. "Con questa scelta - spiega la presidente dell'associazione Parto a Domicilio, Marta Campiotti - si evita di medicalizzare eccessivamente la donna, con effetti positivi in termini di salute e anche un risparmio economico per il sistema sanitario". "All'estero è pratica molto più diffusa che da noi - aggiunge - in Olanda, ad esempio, il 30% dei bambini nasce in casa".



Molte però le voci contrarie, tra cui quella Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), che la ha definita "una procedura difficile da gestire, che non rispetta i moderni requisiti di sicurezza". I rischi per il parto a casa aumentano lievemente per il primo figlio ma le regole per gestire le emergenze non mancano. "Abbiamo sempre con noi il kit di primo soccorso - spiega Gioacchini - ma soprattutto siamo in contatto con l'ospedale più vicino, che viene avvertito quando inizia il travaglio". Non tutte le situazioni inoltre si prestano a questa scelta. "Prima di dare l'ok, valutiamo la logistica, le condizioni di salute e le motivazioni della donna". Alla domanda se lo consiglierebbe risponde: "per noi è importante che che sia garantita la libertà di partorire dove più ci si trova a proprio agio. Se la mamma non si sente sicura - conclude - meglio che vada in ospedale".

 

fonte: ansa

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