Medici dell'Ssn poco gratificati: Cimo, separare le carriere

Redazione DottNet | 27/05/2014 21:37

Separare la carriera gestionale da quella professionale: i medici facciano i medici e non i manager ovvero si occupino di cure e non di budget. La proposta è stata presentata dalla Cimo Asmd, sindacato dei medici dirigenti, al convegno "Medico Oggi, una professione in cerca d'autore".

 

A volerlo sono anche i professionisti stessi, che sembrano sempre più insoddisfatti della loro posizione lavorativa: solo il 5% si sente gratificato e riconosciuto nel suo ruolo e solo il 25% sostiene che la sua carriera sia realmente conforme alle sue capacità professionali. A dirlo è un sondaggio condotto su 6000 medici da Cimo Asmd. "Le funzioni mediche sono reputate dirigenziali, a prescindere se siano di direzione di struttura o di studio e di ricerca. In questo modo si riconosce al medico uno status di dirigente pubblico atipico rispetto al contesto in cui opera", spiega il presidente Riccardo Cassi. Ad introdurre questa peculiarità, la legge 502/92 che attribuiva ai medici del Servizio sanitario nazionale una qualifica dirigenziale. "La 229 - ricorda Cassi - ha poi appiattito tutti i medici dipendenti in un solo livello giuridico, senza riconoscere la peculiarità della professione, diversa da qualsiasi altro dirigente della pubblica amministrazione". Quindi l'appello alla politica, e al ministro della PA Marianna Madia in primis, "urge una riforma". 

 

 

“La legge 502 del ‘92, che ha attribuito ai medici del Servizio sanitario nazionale una qualifica dirigenziale, ha stravolto la figura del medico dipendente e, se non ci saranno gli interventi che chiediamo, la riforma Madia della dirigenza pubblica aggraverà irreversibilmente una situazione che è già al limite”. “E’ arrivato il momento di rivedere questa riforma ormai superata e cominciare a pensare di rivalorizzare la componente professionale rispetto a quella professionale. Questa è la nostra scommessa – afferma Cassi – Servirebbe una riforma che preveda il riconoscimento di una categoria speciale professionale, ma nell’attesa occorre introdurre da subito modifiche significative per differenziare una dirigenza prevalentemente professionale dalle altre tipologie di dirigenza pubblica”. Attualmente l’organizzazione delle aziende sanitarie, spiega la Cimo, “va sempre più verso il modello dipartimentale con una condivisione di risorse e attrezzature, ed è possibile prevedere che il capo di dipartimento abbia una funzione organizzativa e gestionale. Per garantire invece la funzionalità dei reparti o di un qualsiasi altro servizio sanitario è necessario che l’attuale direttore di struttura sia anche il leader professionale dell’equipe medica”. Per Cassi, “la carriera dei medici dipendenti deve tener conto delle peculiarità che derivano, non solo da un percorso formativo di elevata specialità, ma soprattutto da un’attività che richiede elevate competenze tecniche rivolte prevalentemente ai processi decisionali e gestionali di natura clinica-assistenziale”.

 

Il sondaggio Cimo Asmd condotto su un campione di oltre 6 mila medici, mostra una fotografia molto nitida rispetto alla soddisfazione e alla gratificazione della professione medica nel SSN.  Solo il 5 per cento degli intervistati si sente un professionista gratificato e riconosciuto nel suo ruolo professionale; solo l’8 per cento dice che l’azienda per cui lavora gli ha fornito tutti gli strumenti utili al suo lavoro  e solo il 25 per cento sostiene che la sua carriera sia realmente conforme alle sue capacità professionali.  “Noi di Cimo lo diciamo da tempo, non è più possibile per i medici del servizio sanitario nazionale andare avanti in questo modo. La professione medica va riformulata interamente – afferma il Presidente Riccardo Cassi – Attualmente le funzioni mediche sono reputate dirigenziali a prescindere se siano di direzione di struttura o di studio e di ricerca. In questo modo si riconosce al medico uno status di dirigente pubblico atipico rispetto al contesto in cui opera. Infatti il medico, come lo stesso sondaggio conferma, avverte un senso di disagio perché da un lato deve adempiere ai propri doveri deontologici e professionali e dall’altro alle disposizioni di una pubblica amministrazione che basa il lavoro solo su aspetti burocratici e amministrativi. Il 37 per cento dei medici del campione afferma che il lavoro che ha scelto è gratificante ma che è poco valorizzato dalle aziende in cui esercita; il 31 per cento che il lavoro medico ormai è solo un adempimento di natura legislativa e gestionale e il 61 per cento richiede un inquadramento diverso da quello degli altri dirigenti della PA. 
 

 

“E’ stato un errore enorme aver appiattito tutti i medici dipendenti in un unico livello giuridico  senza riconoscerne le peculiarità rispetto alle altre figure dirigenziali – continua Cassi – per questo è necessario un radicale cambiamento che

 

riconosca una  categoria speciale professionale che includa l’area della dipendenza e quella della convenzionata. La carriera del Dirigente medico dovrà tener conto delle effettive peculiarità del professionista che derivano da un percorso formativo di elevata specialità. Noi di Cimo abbiamo già scritto  una proposta di riforma che illustreremo martedì 27 maggio nell’ambito del nostro convegno, alle istituzioni e alle altre sigle sindacali”.
 

 

Qual è la vostra opinione?

 

fonte: cimo, ansa, adn

 

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato