Ssn, migliorano qualità e efficienza. Criticità al Sud

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 28/05/2014 11:55

Migliorano l'efficienza e la qualità del Sistema sanitario nazionale, ma restano aspetti problematici quali le differenze per l'accesso alle cure sul territorio - con il Mezzogiorno notevolmente svantaggiato - e le difficoltà delle famiglie, a causa della crisi, a far fronte alla spesa per la salute. E' quanto rileva l'Istat nel Rapporto annuale 2014.


Il Sistema sanitario pubblico, rileva l'Istat, ''ha migliorato notevolmente il suo livello come si evince dalla riduzione del debito accumulato nel corso degli anni, e i suoi standard di appropriatezza. Inoltre, l'aumento costante della sopravvivenza e la sostanziale stabilità delle persone affette da cronicità gravi, testimoniano che l'attività di assistenza e cura svolta dal Ssn ha conseguito esiti soddisfacenti''. Ma ci sono anche ''aspetti ancora problematici'' sul fronte dell'equità, con ''persistenti divari di genere, sociali e territoriali''. E ''destano preoccupazione - afferma l'Istat - anche gli evidenti segnali di riduzione della spesa sanitaria pubblica e le difficoltà dimostrate dalle famiglie a far fronte con risorse proprie alle cure sanitarie''. Lo svantaggio del Mezzogiorno, avverte l'Istituto di statistica, ''è strutturale, le condizioni di salute sono peggiori rispetto al resto del Paese. La speranza di vita è di 79 anni per gli uomini e 83,7 anni per le donne (nel Nord rispettivamente 79,9 e 84,8 anni).  La prevalenza di cronicità grave si attesta al 16,1%, contro il 14,2% registrato nel Nord del Paese''. Anche i divari socio-economici sono strutturali: nel 2012 le persone di 65 anni e oltre con risorse economiche scarse o insufficienti dichiarano di stare male o molto male nel 30,2% dei casi contro il 14,8% di chi ha risorse economiche ottime o adeguate. Nel 2012, inoltre, l'11,1% dei cittadini dichiara di aver rinunciato alle cure (accertamenti o visite specialistiche non odontoiatriche, interventi chirurgici o acquisto di farmaci). Tale quota sale al 13,2% fra le donne mentre a livello territoriale è più elevata nel Mezzogiorno (15% circa). Nel 50,4% dei casi, chi rinuncia ad una prestazione sanitaria lo fa per motivi economici, nel 32,4% a causa delle liste di attesa o eccessiva distanza dalle strutture.
 

 

Fonte: istat

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