Oncologi, i costi aumentano. Tutte le nuove molecole e le ultime cure

Oncologia | Redazione DottNet | 02/06/2014 19:27

Il costo per la cura dei tumori, in continuo aumento a livello mondiale parallelamente alla crescita del numero dei malati, minaccia di mettere a rischio la tenuta dei sistemi sanitari e l'unica via per 'scongiurare' tale pericolo è la prevenzione: sei miliardi di euro in cinque anni è infatti il risparmio che potrebbe essere realizzato solo in Italia grazie a campagne di prevenzione oncologica.


 

E la cifra raggiungerebbe i 50 miliardi complessivamente in Europa, se queste iniziative fossero estese a tutti gli Stati membri. E' questo il messaggio lanciato dal presidente della Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Stefano Cascinu, dal 50/o Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia di Chicago con la partecipazione di circa 30.000 specialisti, che vede proprio il tema della sostenibilità dei sistemi sanitari al centro dell'agenda dei lavori. I numeri sono chiari e delineano un futuro preoccupante, se non si interverrà con politiche mirate: il costo totale del cancro nel Vecchio Continente è pari, ogni anno, a 126 miliardi di euro e in Italia a circa 16 miliardi; nel 2012, le nuove diagnosi in Europa sono state 3.450.000, con 1.750.000 morti, pari a 3 decessi al minuto. In particolare, il tumore più costoso in UE è quello al polmone (18.8 miliardi ogni anno), seguito dal seno (15 miliardi), dal colon-retto (13.1 miliardi) e dalla prostata (8.43 miliardi). Lo scenario, afferma Cascinu, è lampante: ''Nei prossimi anni - avverte - assisteremo a un incremento costante della popolazione anziana e nel 2030 il 30% degli italiani sarà costituito da over 65. Ma le risorse a disposizione diminuiscono e il carico dell'assistenza sanitaria e sociale in campo oncologico diventerà più pesante. Nel 2013 erano infatti 2.800.000 i pazienti con storia di cancro, nel 2020 saranno circa 4.500.000''. E se i casi di cancro aumentano, dall'altro lato si assiste anche ad una sempre maggiore efficacia delle cure che migliorano oggi la sopravvivenza ma rappresentano un costo enorme per i sistemi sanitari: ''La storia di alcune patologie oncologiche - chiarisce Stefania Gori, segretario Aiom - è ad esempio radicalmente cambiata grazie alle conoscenze acquisite ed ai nuovi trattamenti. Basti pensare a due neoplasie a forte incidenza come quelle del colon retto e del seno: non solo riusciamo a individuarle con lo screening in fase precoce ed a guarirle grazie a terapie innovative, ma anche la sopravvivenza nella fase metastatica è migliorata in modo significativo per effetto di trattamenti sempre più efficaci. Nel colon-retto in 15 anni è passata dai 6-9 mesi agli attuali 30-36 e, nel tumore al seno, l'effetto combinato di screening e terapia ha contribuito a ridurre la mortalità del 30%". Insomma, sono sempre di più le terapie all'avanguardia, ma resta il problema della sostenibilità economica. Che fare allora? ''Per rispondere alle richieste di salute dei pazienti - sottolinea il presidente Aiom - serve un patto sull'appropriatezza prescrittiva che riunisca tutti gli attori: clinici, enti regolatori, industria farmaceutica e pazienti". E sempre su questo tema, da Chicago l'Aiom lancia un appello al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, perché i sei mesi di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea diventino il ''semestre della prevenzione contro il cancro'': ''Chiediamo che l'Italia si candidi a capitale europea della prevenzione oncologica e proprio nel semestre di presidenza UE - annuncia Cascinu - realizzeremo varie iniziative per sensibilizzare i cittadini''.

 

Una nuova molecola 'intelligente' combatte il tumore allo stomaco - che solo in Italia, nel 2013, ha registrato 13.200 nuovi casi - 'affamandolo', impedendo cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni che apportano sangue, e dunque nutrimento, alle cellule tumorali. Il risultato arriva da uno studio di fase III presentato al 50/o Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) in corso a Chicago. Lo studio internazionale Regard - condotto su 355 pazienti in 29 Paesi - ha portato l'Ente statunitense per la regolamentazione dei farmaci, la Food and drug administration (Fda), ad approvare lo scorso 21 aprile con procedura prioritaria la nuova molecola (ramucirumab) per la monoterapia del tumore gastrico avanzato in progressione dopo la chemioterapia iniziale. Questa molecola, sottolinea il responsabile Divisione di oncologia medica dell'Irccs San Martino Ist di Genova, Alberto Sobrero, ''rappresenta un importante passo in avanti nella terapia del tumore gastrico, dopo anni in cui non sono state registrate significative novità per il trattamento di questa forma di tumore''. Si tratta, rileva l'esperto, di una ''doppia innovazione: è il primo farmaco oncologico che riceve una specifica approvazione per la cura del tumore gastrico e, inoltre, agisce con un nuovo meccanismo rispetto ai farmaci già esistenti''. Lo studio Regard ha infatti dimostrato che la nuova molecola ha migliorato la sopravvivenza complessiva e quella senza progressione della malattia nei pazienti con tumore allo stomaco avanzato dopo il trattamento con la chemioterapia. All'Asco sono stati anche discussi i risultati di un secondo studio di fase III denominato Rainbow - condotto su 665 pazienti in 27 Paesi - che ha valutato l'efficacia della stessa molecola anche in pazienti con un trattamento non in monoterapia ma in associazione ad un chemioterapico. ''Questo - spiega Sobrero - è un farmaco 'intelligente' perchè strutturato per inibire in maniera diretta l'angiogenesi, ovvero la formazione di nuovi vasi sanguigni che portano sangue alle cellule del tumore, inibendo la segnalazione 'a valle' coinvolta nella formazione e nel mantenimento del sistema vascolare che alimenta il tumore stesso''. La molecola viene studiata anche per il trattamento di altri tipi di tumore come il cancro alla mammella, colon-retto, fegato, polmoni, oltre che per il cancro allo stomaco che rappresenta il quarto tumore in termini di incidenza e il secondo per mortalità a livello mondiale. Il dossier registrativo è attualmente in fase di esame da parte dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) per la richiesta di autorizzazione alla commercializzazione.

 

Tumore del pancreas:  Una nuova terapia basata su una innovativa molecola frutto della ricerca nelle nano-tecnologie si è dimostrata efficace contro il tumore del pancreas, che ogni anno registra in Italia circa 12mila nuovi casi: i risultati arrivano dallo studio MPACT presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), ma la terapia, rilevano gli oncologi, ''in Italia non è ancora disponibile''.  Si tratta, spiega Michele Reni dell'Ospedale San Raffaele di Milano, di ''un trattamento innovativo, frutto delle nanotecnologie e già utilizzato nel cancro del seno''.  Il nuovo trattamento (nab-paclitaxel) aumenta significativamente la sopravvivenza nelle persone colpite da tumore del pancreas metastatico: a 6 mesi il dato di sopravvivenza è infatti del 66% e a 12 mesi del 35%.  "Sono risultati incoraggianti, che dimostrano per la prima volta dopo anni l'efficacia di una nuova terapia contro il cancro del pancreas'', commenta Reni. All'Asco sono stati presentati i dati aggiornati dello studio MPACT, condotto su 861 pazienti in tutto il mondo. Il nab-paclitaxel, molecola nanotecnologica, si lega all'albumina, una proteina del sangue, e riesce a raggiungere con maggiore efficacia la sede del tumore, facilitando la penetrazione nella massa tumorale degli altri farmaci associati. I progressi, affermano gli oncologi, sono dunque evidenti, ma per questa indicazione la molecola non è ancora stata approvata nel nostro Paese, mentre viene già utilizzata nelle neoplasie della mammella: ''Ci auguriamo però - conclude Reni - che possa essere rimborsata dal SSN già entro la fine del 2014". Lo studio MPACT ha coinvolto ricercatori australiani, statunitensi, canadesi ed europei. Per l'Italia hanno partecipato molti gruppi coordinati dall'Ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano.

 

Tumore al polmone: Passo avanti nel trattamento del tumore al polmone di tipo squamoso - una forma particolarmente difficile da aggredire - grazie al più ampio studio di fase 3 mai condotto per questa malattia e che ha dimostrato il miglioramento della sopravvivenza nei pazienti per effetto di una nuova molecola (Necitumumab) associata alla chemioterapia. I risultati dello studio, denominato 'Squire' e condotto 1093 pazienti, sono stati presentati al congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (Asco) in corso a Chicago. "Si tratta di un passo importante nell'azione volta a migliorare gli esiti per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) a cellule squamose avanzato", ha sottolineato il direttore del Dipartimento di Oncologia dell'università di Torino, Giorgio Vittorio Scagliotti. Infatti, ha rilevato l'esperto, "nonostante siano stati compiuti diversi tentativi, negli ultimi vent'anni i progressi clinici nel cancro polmonare di questo tipo sono stati minimi. L'arrivo di un nuovo farmaco biologico apre dunque le porte ad un potenziale nuovo approccio per questa patologia". Sulla base di positivi risultati dello studio, è stato previsto di presentare la richiesta di registrazione della nuova molecola alle autorità regolatorie prima della fine del 2014.

 

Immunoterapia:  L'immunoterapia rappresenta oggi la "nuova e promettente quarta arma nella lotta contro il cancro".  A sottolinearlo dal congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (Asco) è Michele Maio, direttore del Dipartimento Immunoterapia Oncologica del policlinico Alle Scotte di Siena, ricordando come importanti risultati siano già stati ottenuti grazie a tale approccio terapeutico nel caso del melanoma e altri tipi di tumori. "Dopo la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia, oggi - spiega Maio - la nuova strada è l'immunoterapia, che rieduca il sistema immunitario a tenere sotto controllo il tumore. Un aspetto molto importante è che ora cominciamo ad avere basi solide per poter dire che l'immunoterapia non solo funziona contro la malattia metastatica, ma può essere in grado di ridurre il rischio di recidive in pazienti ad alta probabilità di avere di nuovo un tumore dopo l'intervento chirurgico". Un approccio promettente anche secondo il presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), Stefano Cascinu; "è un filone con cui si aprono strade nuove; risultati soddisfacenti sono stati già ottenuti contro il melanoma, ma nuovi studi stanno ora riguardando anche altre neoplasie". Uno degli ultimi 'traguardi', afferma inoltre Maio, riguarda ad esempio il mesotelioma pleurico, tumore legato all'amianto: "uno studio iniziato a Siena, e pubblicato su Lancet Oncology, ha cominciato a dimostrare l'efficacia dell'immunoterapia in questi pazienti, tra i quali nel 15% dei casi si è registrata una riduzione della malattia". Su queste basi, ha annunciato l'esperto, "sta per essere avviato uno studio più ampio, che coinvolgerà 500 pazienti in 180 centri in Italia".

 

Tumore al seno: In Italia sono più di 522mila le donne con tumore del seno e le percentuali di guarigione sono in costante crescita: oggi infatti l'87% è vivo a cinque anni dalla diagnosi, ma alcune forme di questa neoplasia sono molto aggressive, in particolare quella metastatica 'triplo-negativa'.  La buona notizia però è che si stanno affacciando nuove armi in grado di migliorare le percentuali di sopravvivenza anche in questi casi. Al 50 Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) viene infatti presentato lo studio internazionale 'tnAcity', che valuterà i profili di efficacia e sicurezza di una nuova terapia combinata (nab-paclitaxel) come trattamento di prima linea per questo tipo di tumore. L'Oncologia Medica dell'Istituto Oncologico Veneto (IOV) di Padova, diretta da Pierfranco Conte, è il centro coordinatore per l'Italia di questo studio: ''Nab-paclitaxel - afferma Conte - è un farmaco innovativo che coniuga un principio attivo di efficacia antitumorale comprovata con la tecnologia d'avanguardia basata sulle nanoparticelle. È già impiegato con successo nel trattamento del carcinoma mammario metastatico nei casi in cui la terapia di prima linea non risulti più efficace. Questo studio ha l'obiettivo di valutare la sua efficacia in una delle forme più difficili da trattare, quella 'triplo-negativa'''. Nella fase II dello studio, i ricercatori statunitensi ed europei valuteranno 240 pazienti, mentre nella fase III saranno coinvolte 550 pazienti. L'obesità, già noto fattore di rischio per vari tipi di tumori, si rivela ora una 'complice stretta' del cancro al seno per le donne più giovani, peggiorando notevolmente la prognosi della malattia e aumentando il rischio di mortalità.  Dagli Usa, gli esperti sottolineano dunque l'urgenza di fronteggiare 'l'epidemia' di obesità che interessa ormai moltissimi Paesi, per prevenire l'aumento dei casi di cancro a livello mondiale. Le nuove evidenze relative alla relazione tra obesità e cancro al seno arrivano da uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Oxford su 80mila donne, nell'ambito di 70 sperimentazioni cliniche, colpite da tumore del seno: è emerso che l'obesità aumenta il rischio di morte del 34% nelle donne con cancro al seno in età pre-menopausa, dunque nelle più giovani, ed in particolar modo se colpite dal tumore di tipo Her2 positivo, una delle forme più aggressive.

 

Cancro alla prostata: Usare la chemioterapia all'inizio dei trattamenti per gli uomini con cancro della prostata avanzato aumenta notevolmente la sopravvivenza dei pazienti. La scoperta - realizzata da un nuovo studio americano - potrebbe cambiare i protocolli per il trattamento di questi malati: l'aumento della sopravvivenza per chi e' stato sottoposto anche a chemioterapie e' stato pari a 14 mesi, rispetto alla sopravvivenza di chi - con la stessa patologia e allo stesso stadio tumorale - aveva usato solo cure ormonali.  Condotta da Christopher Sweeney del Dana-Farber Cancer Insitute di Boston,l'indagine e' stata presentata alla conferenza annuale della American Society of Clinical Oncology in corso a Chicago. I suoi risultati vengono giudicati tra i 'miglioramenti piu' decisivi' mai visti nella sopravvivenza di malati con metastasi.  "Non abbiamo mai osservato dei benefici in termini di sopravvivenza per il tumore della prostata di questa entita'", ha commentato Michael J. Morris, professore al prestigioso Memorial Sloan-Kettering Cancer Center.  Lo studio sponsorizzato dal National Cancer Institute, ha esaminato 790 uomini che hanno ricevuto solo terapie ormonali o terapie ormonali e 6 infusioni chemioterapiche:questi ultimi hanno vissuto in media 55,7 mesi contro i 44 mesi di chi non aveva avuto la chemio

 

fonte: ansa

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