Già 120 i comuni italiani che hanno adottato il testamento biologico

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 05/06/2014 20:16

Il fine vita resta terreno di scontro etico e politico, scontro riacceso ieri dopo le posizioni espresse dai due medici del Policlinico Gemelli e dell'Umberto I, sulla libertà del malato di poter interrompere trattamenti sanitari invasivi. Il tema non è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari, nonostante l'invito del presidente della Repubblica e nonostante le 70.000 firme di cittadini che chiedono una legge che ne regolamenti gli aspetti principali.

 Per questo giace presso la Camera dei Deputati la proposta di legge di iniziativa popolare depositata dall'Associazione Luca Coscioni lo scorso 13 settembre, che si propone di normare il testamento biologico, ovvero la possibilità di lasciare disposizioni per indicare quali trattamenti sanitari applicare in caso di coma irreversibile del paziente, e l'eutanasia, ovvero l'intervento medico volto ad abbreviare l'agonia di un malato terminale, oggi assimilata all'omicidio volontario. "E' un grande tabù per gli italiani mentre molti altri Paesi europei sono avanti", commenta Mina Welby, co-presidente dell'associazione Coscioni, "l'Italia è sorda e chiediamo a Renzi di spingere affinché il Parlamento calendarizzi la proposta". Anche se i "diritti civili non sono nell'agenda del Governo Renzi", commenta Filomena Gallo dell'Associazione Coscioni, di fronte all'immobilità del Parlamento, però, sono oltre 120 i comuni che hanno adottato autonomamente il testamento biologico. E tanti altri si stanno attrezzando per farlo. In realtà, però, sul tema esistono anche altri tre disegni di legge in questa legislatura, di cui però non è mai iniziato l'esame in Commissione: due al Senato, ovvero quelle di Di Francesco Palermo (Aut-Psi-Maie) e di Luigi Manconi (Pd) e uno alla Camera, quello di Titti Di Salvo (Sel). A questi si aggiunge quella cui sta lavorando il Movimento 5 stelle. "Non è all'ordine del giorno tra le priorità, ma stiamo già lavorando ad una proposta di legge. I tempi non saranno brevi, perché deve passare il vaglio della rete", spiega Andrea Cecconi, presidente del gruppo Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali della Camera. Eppure si era andati molto vicini ad una legge nella passata legislatura, quando nel 2011 a riaprire il dibattito era stato il caso di Eluana Englaro, morta nel 2009 a seguito dell'interruzione della nutrizione artificiale, così come chiesto dalla famiglia, in quanto considerata 'inutile accanimento terapeutico'. Approvato dal Senato e poi dalla Camera, il testo del ddl Calabrò, che riconosceva l'impossibilità di sospendere idratazione e alimentazione artificiali, vedeva contrario il centrosinistra e non ha fatto in tempo ad avere l'ultimo via libera di palazzo Madama. Un corposo lavoro in merito era stato già sviluppato in precedenza nel 2006, ma l'iter era stato interrotto per lo scioglimento delle Camere, a partire dal caso di Mario Riccio il medico anestesista che aiutò Piergiorgio Welby a morire. E proprio Riccio interviene sulla polemica, riaccesa ieri dalle posizioni espresse da due medici, uno del Policlinico Gemelli e uno dell'Umberto I, sulla libertà del malato di poter interrompere trattamenti sanitari invasivi come la tracheostomia. "La sola risposta esatta sia sul piano giuridico che etico-deontologico - commenta - è quella affermativa". Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a marzo ha chiesto esplicitamente al Parlamento "di non ignorare il problema".

 

fonte: ansa

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