Fare impresa in Italia è una sfida impossibile

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 06/06/2014 21:05

Fare impresa oggi in Italia? Una "sfida da vincere", ma "che fatica": una "missione terribile". Così, anche se con Renzi oggi "c'è più fiducia", per i giovani di Confindustria è giusto ma va letto anche come "una provocazione" l'appello lanciato dal loro nuovo leader, Marco Gay: un impegno "a non lasciare l'Italia" e ad allontanare dall'associazione chi delocalizza non "per sopravvivere" ma per avere "manodopera sempre più sottopagata"; mentre al Governo ha chiesto uno "scudo", incentivi per far rientrare le produzioni portate all'estero.

 

Sì, restiamo, ma che sfida impossibile: è questo il clima che emerge ascoltando la platea di imprenditori under-40 al tradizionale convegno di Santa Margherita. Nicola Altobelli sarà lo sherpa dei giovani industriali al G20 di Sidney, foggiano, una azienda nel settore degli imballaggi: "E' veramente difficile, una missione terribile, una sfida giusta ma veramente ardua". Rassicura un presidente del Consiglio under-40, la stessa fascia d'età dei giovani imprenditori? "Si respira un'aria di rinnovamento che solo due anni fa era impensabile". Restare in Italia, far rientrare chi è andato all'estero: "sicuramente è anche una provocazione" per Nicoletta Viziano, leader dei giovani liguri. Qui fare impresa "è molto duro. Nel mio settore, l'edilizia, vedo imprese che vogliono restare, resistono: fanno una fatica bestiale. Io e le mie sorelle abbiamo fatto questa scelta ma è assolutamente difficile": "troppi ostacoli" ma "è una sfida da vincere". Un premier giovane? "E' un elemento di fiducia, può dare ottimismo e speranza: a 40 anni si ha una diversa speranza di poter cambiare le cose, più passione, ci si crede ancora". Vincenzo Caputo, uno dei nuovi vicepresidenti dei Giovani Imprenditori, e' napoletano, ha coraggio: con un albergo ha scommesso su una zona della città ricchissima di storia e arte ma ancora non facile, ancora non pienamente aperta al turismo. Far rientrare le produzioni all'estero? "E' certamente una provocazione ma è anche l'ultima occasione per farlo. E' vero, è difficile fare impresa ma questo non ci deve fermare". Quali ostacoli eliminare? "La priorità è l'Irap, ma anche il gap di 18 punti di leva fiscale rispetto ai nostri concorrenti europei". Renzi? "L'età ci interessa poco: servono apertura mentale e capacità di guardare lontano"; e "sembrano esserci". Francesco Ferri, di Monza, anche lui vicepresidente nella squadra del nuovo leader Marco Gay, ha una start up nei servizi già presente in Cina, India, Romania: "All'estero per andare a vendere ma mantenendo la testa in Italia: questo deve essere lo spirito". Difficile lavorare in Italia? "Assolutamente sì: abbiamo passione, visione, tecnologia, design, enormi potenzialità ma troppi ostacoli: troppi, non c'è dubbio. Un premier giovane come noi è un segno di novità: fa capire che il Paese sta cambiando, è un elemento di ottimismo".

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