Ho aiutato centinaia di persone a morire. Anestesista confessa

Redazione DottNet | 09/06/2014 17:07

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"Ho aiutato a morire un centinaio di malati, non la chiamo anestesia letale ma dolce morte, una questione di pietà", così la rivelazione choc del medico Giuseppe Maria Saba, 87 anni, già ordinario di Anestesiologia e rianimazione all'Università di Cagliari prima e poi alla Sapienza di Roma, in una intervista esclusiva al quotidiano L'Unione Sarda.



Una nuova testimonianza, nell'ambito del dibattito sull'eutanasia, e la volontà di parlare "perché non ne posso più - ha spiegato Saba - del silenzio su cose che sappiamo tutti. Parlo dei rianimatori. La dolce morte è una pratica consolidata negli ospedali italiani ma per ragioni di conformismo e di riservatezza non se ne parla". Dopo essersi dichiarato laico e di non credere ai miracoli ha spiegato che non è la prima volta che parla di dolce morte anzi: "nel 1982 in un'altra intervista ho raccontato di aver dato una mano ad andarsene a mio padre e, più tardi, anche a mia sorella", e di esser, per sé stesso, "per l'auto-eutanasia. Ho un accordo preciso con mia moglie".  Ha quindi rimarcato che per mettersi in pace con la coscienza ed essere rispettosi del Codice deontologico dei medici alcuni parlano di desistenza terapeutica anziché di eutanasia ma "il termine desistenza, cioè smetto di ventilarti meccanicamente, significa che sto comunque staccandoti la spina".

 

Alla domanda del giornalista Giorgio Pisano quando è "il momento di intervenire" ha risposto con un episodio: "Avevo un amico ricoverato: blocco renale e convulsioni. Il collega che lo seguiva mi ha chiesto: che facciamo? Ho risposto: io gli darei un Talofen. E' un farmaco che, ad alto dosaggio, blocca la respirazione. Tecnicamente è un ganglioplegico. Credo gliel'abbiano dato, il Talofen. Il giorno dopo era in obitorio".  Nella sua carriera, è in pensione dal 1999, ha aiutato malati "quando era necessario, quando te lo chiede e quando tu, nella veste di medico, ti rendi conto che ha ragione. Che senso ha prolungare un'agonia, assistere allo strazio di dolori insopportabili che non porteranno mai a una guarigione?". Per questo, si confessa, "non ho nulla di rimproverare a me stesso. 'ho sempre fatto di fronte a situazioni che non avevano altra via d'uscita".

 

Le reazioni: "Il Prof. Saba confessa candidamente, dall'alto dei sui 87 anni, di essersi sostituito alle leggi e al codice deontologico affrettando la morte di un centinaio di persone. Nel suo delirio di benefattore dell'umanità ha deciso di giocare a fare Dio, decidendo quando per i comuni mortali è venuto il momento giusto per morire. Ci auguriamo che presto qualcuno decida di sottoporlo a indagine. Anche se, data la veneranda età, non andrà comunque in prigione, servirà tuttavia almeno a fare un po' di chiarezza". Lo ha dichiarato in una nota il deputato dei Popolari per l'Italia, Gian Luigi Gigli.  "Sarebbe strano - ha concluso Gigli - se in questo nostro paese ci fossero giudici che intervengono per imporre terapie, come nel caso Stamina, e non se ne trovi uno per ribadire che sono ancora in vigore i due articoli del codice penale che riguardano l'omicidio doloso e l'omicidio del consenziente".
 

 

fonte: ansa, unione sarda