Lorenzin, urge la specializzazione in Mmg. Fimmg: crisi di vocazioni

Redazione DottNet | 10/06/2014 14:10

"Sono per il numero chiuso al corso di laurea di Medicina, ma il percorso di formazione di dieci anni è troppo lungo". Inoltre "è impensabile 'partire dal territorio' senza prevedere una specializzazione in medicina generale". Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin

 

"Oggi ha più senso immaginare una formazione permanente che si evolve nel tempo, considerando che tecnologia, scienza e ricerca ci portano verso continui progressi di conoscenza. Sarebbe quindi più utile - ha proseguito il ministro nel corso del confronto tra professori, politici e studenti organizzato dal Segretariato Italiano Giovani Medici - avere più momenti di alta specializzazione nel corso della vita professionale, che esaurirli tutti nel corso di cinque anni di formazione specializzata ad inizio carriera". Altro tema da mettere sul tavolo quando si parla di formazione dei giovani medici è, per il ministro, "l'eccessiva frammentazione della specializzazione, che necessita di una riorganizzazione complessiva non su base regionale, ma nazionale". Accanto a questo per Lorenzin, è "estremamente opportuno creare la specializzazione in medicina generale altrimenti invece che 'missione' diventa un 'rifugio'". "Da dieci anni - ha ricordato Lorenzin - parliamo di potenziare la medicina del territorio perché incaricata di fare da filtro all'ospedale, ma poi il territorio non c'è. Chi è che fa le diagnosi? Non possiamo - ha proseguito - immaginare una medicina territoriale che lavori in team con gli specialisti e che faccia da filtro diagnostico per non caricare il sistema e poi non gli diamo la dignità di una specializzazione".

 

Crisi di vocazioni e informatizzazione dei medici di famiglia: due problemi che hanno trovato vasta eco nel corso del Family Medicine European Meeting, organizzato a Roma nei giorni scorsi da Fimmg e dall’Associazione dei medici di famiglia europei Uemo (Union Europeenne des Médecins Omnipracticiens) guidata dall’italiano Aldo Lupo. “Il tema più sentito dagli ospiti francesi, dell’Est Europa e di altre nazioni è come utilizzare la tecnologia e con quali limiti, con riferimento particolare al fascicolo sanitario elettronico e alla telemedicina -spiega Lupo -. Girando l’Europa ci si accorge come la tutela dei dati personali e il riempimento delle schede degli assistiti è una tappa fondamentale per tutti i sistemi sanitari, nazionali e mutualistici. I temi toccati sono gli stessi e la differenza tra il livello tecnologico raggiunto in Italia nelle diverse regioni si riproduce tra stato e stato e all’interno dei singoli stati”. Nell’Est Europa (e in particolare in Repubblica Ceca), lo stato dei lavori appare più avanzato. «C’è poi la crisi delle vocazioni, legata al fatto che la professione è meno appetibile di quella ospedaliera specie dal punto di vista economico e degli sviluppi di carriera; sempre con le dovute eccezioni, come i Paesi Bassi, dove il medico di famiglia gode di una considerazione politica molto alta”. L’incontro nasce anche dalla volontà di Fimmg, sindacato italiano, di conoscere il polso della situazione dei medici all’estero, e contemplava una seconda sessione sulla necessità che la categoria sia rappresentata in European Medicines Agency, l’agenzia regolatoria europea sui farmaci. “Uemo, che rappresenta con i suoi delegati le associazioni più autorevoli della Medicina generale nei singoli stati europei, oggi in Ema ha dei liaison officer, ma la medicina generale europea – spiega Lupo – ha tutte le carte in regola,  tra cui la democraticità del meccanismo elettivo, la rappresentatività e la trasparenza, per un rapporto di partnership di rango più elevato”

 

fonte: lorenzin

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