Quattro miliardi agli ex specializzati. Presto maxi azione collettiva

Professione | Redazione DottNet | 10/06/2014 16:34

Lo Stato potrebbe dover sborsare circa 4 miliardi di euro per pagare i rimborsi ai medici italiani che non hanno goduto della borsa di studio durante il periodo della scuola di specializzazione in medicina e per risarcire i medici che, pur avendo la borsa di studio, non hanno avuto il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive.

 Il dato è stato diffuso da Consulcesi, realtà per la tutela dei medici che difende i diritti dei camici bianchi promuovendo azioni collettive. Due le questioni aperte: il mancato pagamento della borsa di studio agli immatricolati alla scuola di specializzazione tra gli anni 1982-1983 e 1990-1991 e la mancata rivalutazione periodica della borsa di studio agli immatricolati tra il 1994 e il 2006. Secondo i numeri forniti da Consulcesi, sono circa 120mila i medici italiani che potrebbero chiedere il rimborso per il mancato pagamento della borsa di studio non erogata dallo Stato durante gli anni della scuola di specializzazione universitaria post laurea. A quanto spiegato, lo Stato non ha mai corrisposto la borsa di studio ai medici che si sono immatricolati alla scuola di specializzazione in medicina tra gli anni 1982-1983 e 1990-1991, borsa di studio che invece era prevista da una serie di direttive europee. La prima sentenza di condanna a carico dello Stato, curata da Consulcesi, risale al 2006 e tra il 2007 e il 2008 sono anche stati pagati i rimborsi del valore di circa 32 milioni a circa 700 medici italiani. I numeri a livello nazionale parlano di rimborsi già riconosciuti pari a 345 milioni di euro per i medici tutelati.

 

E ieri sono stati consegnati a Napoli, oltre 6 milioni di euro a medici campani. Un bacino, la Campania, dove si calcola che potenzialmente sarebbero circa 6 mila i professionisti a dover avere diritto al rimborso. Nell'ultimo anno e mezzo, a livello nazionale, la Consulcesi ha consegnato rimborsi per circa 31 milioni di euro e il 16 giugno partirà la prossima ''azione collettiva''. Mediamente - a quanto spiegato dall'avvocato Marco Tortorella - ogni causa vale tra gli 8 e i 13 milioni di euro per ogni anno di specializzazione. ''La giurisprudenza - ha detto il vicepresidente Consulcesi, Edoardo Pantano - negli ultimi anni ha cambiato rotta e si esprime in modo positivo rispetto alle istanze dei medici e, spesso, le sentenze diventano definitive già in primo grado''. Un danno ''non solo economico'' quello perpetrato nei confronti dei medici, ma anche professionale perchè - ha sottolineato Tortorella - ''la specializzazione non è riconosciuta in altri Paesi europei''. Su entrambe i fronti, la Consulcesi sta ''dialogando'' con il Governo, promuovendo una sorta di 'maxi transazione' contemplata in due disegni di legge in cui - ha sottolineato Pantano - ''si contemperano i legittimi diritti al rimborso dei medici con le esigenze di risparmio per le casse pubbliche''.

 

La vicenda risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) che imponevano a tutti gli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina. Nonostante l’obbligo entrasse in vigore all’inizio del 1983, lo Stato italiano non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni accademici 1982-1983 e 1990-1991. Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per coloro che si sono iscritti tra il 1994 e il 2006. In quest’ultimo caso le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato adempimento ha creato un enorme contenzioso di fronte ai tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi ingiustamente discriminati. Il mancato rispetto delle precise indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato a una condanna dell’Italia da parte Corte della di Giustizia Europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000.

 

fonte: ansa
 

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