Cassazione: al danneggiato solo l'onere di provare l'aggravamento

Redazione DottNet | 17/06/2014 11:14

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La terza sezione della Corte di Cassazione (sentenza 22 maggio 2014 n° 11363) si occupa della responsabilità medica in concorso di colpa tra la struttura, che si avvale di un medico imperito, e il medico stesso che omette di approfondire le analisi e quindi di fornire una diagnosi corretta.

 

Nel caso di danno provocato in seguito ad imperizia del medico e della struttura sanitaria, il paziente danneggiato deve limitarsi a provare il contratto, l’aggravamento della patologia o l’insorgenza di una affezione allegando l’inadempimento del debitore. Il debitore, ossia il medico ed l’azienda ospedaliera, deve dimostrare invece che non vi è stato inadempimento oppure pur esistendo lo stesso non è in nesso causale rispetto al danno. Con la sentenza n. 11363 del 22 maggio 2014 (clicca qui per approfondire), la Cassazione, dunque, ancora una volta emette una sentenza che riguarda la ripartizione dell'onere della prova in tema di responsabilità del medico e della struttura sanitaria, confermando l'indirizzo affermato dalle Sezioni Unite (sentenza n. 577/2008) e ribadendo che l'attore danneggiato deve limitarsi a provare il contratto (o contatto sociale).

 

Secondo la Suprema Corte è compito del debitore (e quindi del medico e della struttura) dimostrare che l'inadempimento non vi sia stato o che, pur sussistendo, lo stesso non sia stato eziologicamente rilevante. Nella vicenda portata alla sua attenzione, riguardante l'accertamento della responsabilità professionale per la ritardata diagnosi di un tumore mammario (con la condanna al risarcimento di tutti i danni, biologici, morali e patrimoniali) che causava il decesso di parte attrice e la riassunzione del processo da parte degli eredi, la Cassazione riteneva sussistente il concorso di colpe tra la struttura, che si era avvalsa di un medico imperito, e lo stesso professionista che aveva omesso di approfondire le analisi e di fornire una diagnosi corretta.

 

Inoltre, riportandosi integralmente alla costante giurisprudenza e in particolare ai principi dettati dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 577/2008, "chiaro punto di riferimento in relazione al riparto dell'onere della prova e delle responsabilità in caso di colpa omissiva, cui si aggiunge l'inadempimento della prestazione di garanzia, direttamente salvifica o curativa per il paziente", la S.C. giudicava contraddittoria e giuridicamente errata la motivazione della corte di merito, cassando con rinvio ed espresso vincolo per il giudice di attenersi ai "dicta delle sezioni unite". 



Fonte: StudioCataldi.it, avvocato D'isa