Fimmg, in stallo il rinnovo della convenzione. Le nuove ricette

Medicina Generale | Redazione DottNet | 19/06/2014 18:29

"In questo momento le trattative presso la Sisac per il rinnovo delle convenzioni sono ferme. E dalle Regioni c'è un atteggiamento di attesa". Lo afferma il segretario della Fimmg, Giacomo Milillo a margine del convegno di Federanziani sulle maculopatie in riferimento alla trattativa con le Regioni (presso la Sisac) per il rinnovo delle convenzioni dei medici di medicina generale. "C'è in programma - sottolinea Milillo - di creare un tavolo parallelo alla trattativa con Federanziani in cui andremo ad esaminare alcuni punti tra cui quello fondamentale che ci viene chiesto ovvero la presenza di personale dipendente del medico nello studio per facilitare l'accoglienza dei pazienti"

 Sale da tre a sei il numero di confezioni prescrivibili su ricetta del Ssn. Che in tal modo potrà arrivare a coprire fino a sei mesi di terapia. E’ una delle novità contenute nel decreto legge per la Semplificazione, approvato venerdì all’unanimità dal Consiglio dei ministri. Ne godranno i malati cronici - circa 14 milioni secondo i dati del ministero della Salute - che usufruiscono di esenzioni per una delle patologie elencate dai regolamenti di cui all’articolo 9, comma 1, della legge 405/2001: grazie alle nuove disposizioni, infatti, questi assistiti potranno ridurre le visite dal medico curante e le code in sala d’aspetto. Ma ne trarranno beneficio anche i mmg, che avranno meno ricette da ripetere e potranno dedicare più tempo alle visite “vere”. Non a caso tra le sigle dei medici di famiglia il provvedimento (voluto dal ministro Lorenzin) trova accoglienza più che positiva. «Non possiamo che essere favorevoli» dichiara Claudio Cricelli, presidente della Simg (Società italiana di medicina generale) «è una semplificazione per medici e pazienti». «E’ una misura che auspicavamo da parecchio» aggiunge Angelo Testa, presidente dello Snami (Sindacato nazionale medici italiani) «Il Ministro ci aveva consultato preventivamente sul provvedimento e avevamo espresso parere favorevole» aggiunge Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg «meno burocrazia c’è e meglio è per tutti».
 

 

Ma oltre a regalare benefici a cittadini e medici, la norma potrebbe anche aprire spazi professionali importanti alle farmacie del territorio. Se lo augurano addirittura gli stessi medici, ai quali non sfuggono le ricadute del provvedimento: «Il mmg finirà per rivedere il paziente cronico ogni sei mesi» è il ragionamento di Cricelli «il farmacista invece avrà l’occasione di rivederlo più spesso. Sarà quindi lui a raccogliere più facilmente indizi su eventuali interruzioni della terapia o su casi di non aderenza». «Per capire di più sarà necessario attendere la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale» avverte Milillo «ma non c’è dubbio che con questo provvedimento medici e farmacisti dovranno organizzarsi per bene».
Dello stesso avviso anche Annarosa Racca, presidente di Federfarma: «Per la farmacia dei servizi si profilano opportunità preziose» è il suo parere « e la scelta di metterci a lavorare con grande anticipo sul dossier farmaceutico (la cartella informatizzata di Promofarma in cui si registreranno i consumi individuali di farmaci e parafarmaci, ndr) si dimostra una scelta lungimirante. Non appena il decreto uscirà in Gazzetta, sarà cruciale avviare un confronto con medici di famiglia e Ministero per definire spazi e canali di collaborazione tra farmacie e prescrittori».

 


Ma a spingere ancora più in là lo sguardo, si intravedono spazi professionali ancora più invitanti. Una volta a regime la ricetta digitale, cui fa cenno non a caso anche la norma del decreto, sarà infatti possibile mettere in piedi percorsi assistenziali non dissimili dalle sperimentazioni già avviate in paesi come la Gran Bretagna, dove già oggi un medico può prescrivere a un paziente cronico terapie della durata di un anno e delegare poi al farmacista monitoraggio e gestione del trattamento, con dispensazione frazionata dei medicinali. «Quella è la direzione sulla quale incamminarsi» conferma Cricelli «dovremmo fare in modo che il paziente vada dal medico ogni sei mesi e in farmacia ogni 30 giorni. La ricetta digitale potrebbe essere lo strumento con cui gestire tale assetto». «Una misura che consentisse al farmacista di frazionale la terapia sarebbe auspicabile» conferma Testa.
Intanto, in una circolare distribuita ieri sera, Federfarma ha già dato incarico alle rappresentanze territoriali di sondare i governi regionali sulle ricadute della misura rispetto a ticket e normative locali sulla monoprescrizione.

  

Angelo Testa, presidente nazionale del sindacato autonomo dice: “Da anni il nostro sindacato denuncia che la burocratizzazione stupida del nostro lavoro ruba tempo alla clinica. Che il malato cronico o un suo familiare possano evitare o almeno ridurre l’attesa nei nostri ambulatori per la ripetizione delle ricette, non può che trovarci d’accordo”. “Crediamo – aggiunge Testa - però che potrebbe anche esserci in molti frangenti un’impennata della spesa sanitaria per la farmaceutica e uno spreco di medicinali se quella terapia dovesse variare nella fisiologica rimodulazione dovuta al miglioramento-peggioramento dello stato di salute di un paziente, dalla comparsa di effetti collaterali e per la possibile interazione con l’introduzione di altre terapie necessarie al paziente stesso”. Lo Snami propone che i sei pezzi per ricetta vadano benissimo per pazienti cronici e per terapie consolidate ma che il ritiro in farmacia debba essere graduale nel tempo e non in un’unica soluzione. “Viceversa - continua il leader del sindacato autonomo - potremmo paradossalmente essere incolpati di una spesa farmaceutica che aumenta a dismisura per chissà quali disattenzioni. Forniremo al ministro l’elenco del «pachiderma» che ruba il tempo alla clinica nei nostri studi sintesi di quella disorganizzazione organizzata e dei bizantinismi che ingessano ed ostacolano i Medici nella attività quotidiana riempiendo la giornata di tempi morti con percorsi inutili ed improduttivi”. “Inoltre l'esenzione facile dal ticket porta un esercito di aventi diritto ad esercitare delle pressioni sulla categoria medica per accertamenti, spesso inutili e ripetitivi, perché tanto è gratis”, tuona Testa. “Perché allora non privilegiare ed ampliare magari le esenzioni per le patologie certe, perché chi è malato deve potersi curare gratis, e ridimensionare altri fattori quali il reddito?”, si chiede il sindacalista. “Urgono rimedi concreti, immediati e realizzabili. Le nostre conclusioni sono che i sei pezzi a ricetta con qualche correzione del percorso possono diventare un buon viatico per l’inizio della deburocratizzazione che tanto auspichiamo. Ovviamente quella vera e non di facciata”, è la chiosa di Angelo Testa.

 

fonte: federfarma, snami

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