Enpam, da dieci Ordini una proposta per medici più responsabili

Redazione DottNet | 26/06/2014 21:16

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Oggi e domani il Consiglio generale dell’Enpam si riunirà per l’approvazione del bilancio a consuntivo 2013 e per il rinnovo dello Statuto. Sarà anche l'occasione per presentare una serie di proposte a favore dell'Ente avanzate dai presidenti di alcuni Ordini provinciali

 

L'iniziativa degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Ascoli Piceno, Bologna, Ferrara, Isernia, Latina, Milano, Piacenza, Potenza, Salerno , Trapani punta alla modifica dello statuto con l'obiettivo di dare una svolta alla Cassa: “L’Enpam ha bisogno di medici responsabili e di consulenti affidabili”. Per i presidenti degli Ordini è inopportuno consentire l’entrata nella Fondazione Enpam di altre professioni; inutile aumentare il Consiglio Nazionale a quasi 180 componenti; necessario ridurre i componenti del Consiglio di Amministrazione (CdA) dagli attuali 27 a sette componenti per renderlo più agile e meno costoso; indispensabile prevedere in Statuto il compenso degli organi istituzionali, per esempio parificandolo (nel gettone e nelle spese rimborsabili) a ciò che avviene in Fnomceo o ponendo un tetto come in ONAOSI e quindi con una drastica riduzione del compenso attuale.
 

 

I dieci ordini ritengono anche “auspicabile che nel nuovo Statuto vengano previsti: il meccanismo elettorale della preferenza unica, per garantire maggiore rappresentatività; clausole di incompatibilità di incarichi e di cariche intra ed extra Ente per gli amministratori. Gli Ordini firmatari, visti anche i recenti fatti di cronaca sui discutibili investimenti effettuati finora dagli Enti previdenziali, ritengono opportuno fissare nello Statuto paletti di assoluta sicurezza ai settori finanziari ove il CdA può investire. Dovendo Enpam erogare pensioni agli iscritti è necessario che il rendimento di un patrimonio che attualmente supera i 15 miliardi di euro sia consistente e garantito da  prodotti finanziari sicuri ed affidabili sia nel campo mobiliare che in quello immobiliare”. Inoltre “la richiesta di una presenza di tecnici in CdA, ben lungi dal rappresentare un ritorno al passato, parte dal presupposto che nessun medico può avere competenze sufficienti per gestire al meglio un patrimonio così rilevante come quello della Fondazione. I tecnici servono ad apportare conoscenze indispensabili alla gestione del patrimonio stesso e devono poter essere revocabili in ogni tempo se le periodiche e frequenti verifiche sul loro operato dovessero evidenziare una non corrispondenza agli obiettivi loro assegnati”.


 

Fonte: omceo, QS