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Aogoi, boom di denunce per malasanità. Sì al network di ginecologia

Ginecologia

 

Promuovere una direttiva Ue a tutela dei medici e pazienti che uniformi la legislazione in tema di responsabilità professionale e coperture assicurative. Questa la proposta dei ginecologi Aogoi lanciata  in occasione della 'Conferenza internazionale sulla responsabilità professionale' svoltasi a Roma a Palazzo Marini in collaborazione con Merqurio Pharma. Ma non solo, i ginecologi propongono anche di dare vita al primo network europeo di ginecologia e ostetricia. Disciplina omogenea tra gli stati; assicurazione obbligatoria strutture sanitarie; obbligo sistemi di monitoraggio, riduzione, gestione dei rischi e degli eventi avversi; responsabilità penale medici solo al superamento di una soglia di gravità della condotta. Questi i capisaldi della proposta Aogoi. "Una direttiva Ue - ha commentato il presidente dell'Aogoi Vito Trojano - riteniamo sia non solo utile ma necessaria. In questo senso poniamo due attenzioni: al Governo perché serve un disegno all'avanguardia che dia maggiori sicurezze visto l'alto numero di contenziosi e chiediamo a livello europeo l'istituzione di un network che possa lavorare per mettere a punto strumenti legislativi per tutelare medici e pazienti". "Una direttiva Ue sulla responsabilità medica - ha affermato il presidente Fnomceo Amedeo Bianco - potrebbe armonizzare le normative ed essere utile soprattutto ora che è in Ue è partita l'assistenza transfrontaliera".

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"Sì al network europeo di ginecologia. Sarà un gruppo informale della Ue". È quanto sostenuto dal commissario Ue alla salute Tonio Borg (in carica fino a novembre) oggi al convegno dell'Aogoi. Per il commissario "è una buona idea" e ha quindi colto con favore la richiesta dell'Associazione di creare un network europeo dei ginecologi e ostetrici per favorire il coordinamento delle i professionali e legislative a livello europeo. "Nell'Unione europea - ha poi evidenziato Borg nel suo discorso - ci sono differenze significative nella modalità di gestione della sicurezza dei pazienti e nel modo in cui quest'ultima è percepita. Ci sono notevoli differenze tra gli stati membri con percentuali che vanno dal 21% ad un allarmante 82% di cittadini che temono di subire danni in seguito alle cure ospedaliere. In Italia è il 57% a temere di subire un danno anche se solo il 13% è stato effettivamente vittima di un evento avverso in sanità". Il commissario ha parlato anche della direttiva sull'assistenza transfrontaliera. "Essa stabilisce che il sistema di assicurazione o un suo equivalente dovrebbe essere commisurato alla natura e alla portata del rischio. Il testo della direttiva - conclude - è tuttavia molto chiaro e specifica che spetta a ciascuno Stato membro determinare la natura e le modalità del sistema".(

 

Per il presidente commissione Igiene e Sanità del Senato Emilia Grazia De Biasi "la responsabilità medica in ambito sanitario è una delle grandi priorità della legislatura". De Biasi ha parlato anche dell'obbligo assicurativo che "non scatta più (il 14 agosto ndr) perché il decreto Pa è esplicito sul punto e l'obbligo rimane solo per i professionisti nell'ambito privato. Quindi nel pubblico l'obbligo non c'è più, l'assicurazione rimane in capo alla struttura. C'è bisogno in ogni caso di un ddl che sancisca cos'è la responsabilità medica e in campo sanitario. Il problema è la lentezza legislativa. Bisogna sveltire i tempi. Si dovrebbe concordare prima un testo base per riuscire a fare in fretta. Noi stiamo cercando di chiudere al Senato entro luglio o primi di settembre l'esame in commissione". "Oggi abbiamo dei numeri sulla medicina difensiva che fanno spavento - ha evidenziato Pierpaolo Vargiu, presidente commissione Affari sociali della Camera - Stiamo sequestrando l'8-10% del Fsn per buttarlo nella spazzatura. Ma il problema non è solo dei medici ma dell'intero sistema. In un momento in cui i soldi sono così pochi occorre che gli attori in campo (medici, avvocati, giudici, associazioni pazienti) arrivino ad avere una sensibilità condivisa. È interesse comune arrivare ad una soluzione ma invece di fare convegni di categoria magari ci si può far sopra una legge". Sui ddl in lavorazione Vargiu precisa che "abbiamo fatto discussione generale e oggi siamo al testo base". Sui tempi però non si sbilancia: "La tempistica discende dalla capacità di coinvolgere gli stakeholder che hanno punti di vista differenti. Il lavoro che stiamo facendo è finalizzato fare entrare tutti nella sensibilità di questo tema".



Un`impennata meno eclatante, ma comunque del 50%, anche in Gran Bretagna e nei Paesi Scandinavi. Secondo gli esperti l`esponenziale crescita del fenomeno si è accompagnata ad un proporzionale aumento dei costi della copertura dei sinistri, stimato in misura superiore al 200% dallo European Hospital and Healthcare Federation (Hope) Standing Committee. «Di fronte a tale drammatica evoluzione, l`Unione europea è rimasta fin qui pressoché inerte - avverte l`Aogoi - sia sul piano legislativo sia su quello delle proposte di sistemi operativi, volti alla conoscenza e alla soluzione dei problemi posti. Mancano, sia a livello assicurativo che delle singole nazioni, report dedicati e capaci di monitorare il fenomeno».  

fonte: aogoi,

Ginecologia
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