Col nuovo Patto concorrenza tra ospedale e cure territoriali

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 04/07/2014 19:50

Bene la nuova farmacia dei servizi, il superamento del meccanismo dei piani di rientro, il mantenimento del fondo sanitario. Critiche invece riguardo il poco coraggio con cui si è affrontata la questione del personale e la decisione di posticipare i temi caldi di ticket e Lea.

Il giorno dopo la chiusura del Patto, le figure professionali coinvolte dicono la loro sul documento che verrà presentato ufficialmente la prossima settimana. Un Patto che, secondo Carlo Palermo, il vicepresidente dell'associazione che riunisce i medici ospedalieri (Anaao). "crea una rischiosa contrapposizione tra cure ospedaliere e territoriali, come se le due fossero in competizione". "Ridurre il numero di posti letto al 3,7 ogni mille abitanti, nella speranza di incrementare i servizi territoriali, come prevede il nuovo Patto sulla scorta della legge Balduzzi - prosegue - mette a rischio la salute di molti pazienti. Specie over 65 e disabili che presentano spesso diverse patologie contemporaneamente e sono difficili da stabilizzare e da trattare in un ambito di cure primarie". Una scelta in controtendenza rispetto ad altri paesi europei, spiega Palermo, considerando che la media europea è del 5,4 per mille. La Germania è all'8,3 e la Francia al 6,4. "Interessante ma poggiato su fondamento di sabbia. O si valorizzano i professionisti e si rileva il fabbisogno reale di personale per realizzare quanto previsto dal Patto, o si parla del nulla. Perché senza un congruo numero di infermieri la metà dei punti previsti dal documento non si faranno". Questo il punto debole del nuovo Patto per la Salute secondo Annalisa Silvestro presidente dell'Ipasvi. "Tutto quello di cui si parla - incalza - non si capisce con quali risorse umane lo si voglia realizzare: umanizzazione, terapia domiciliare, terapia del dolore, ospedale di comunità". Sulla mancata attenzione al personale punta il dito anche la Cgil, che però aggiunge: "interventi sui due temi veramente 'caldi', ticket e Livelli Essenziali di Assistenza, sono rinviati. Non sappiamo entro quando si concluderanno i tavoli tecnici specifici di cui si parla. Speriamo almeno che siano meno autoreferenziali di quelli svolti finora". Così Vera Lamonica, segretaria confederale e responsabile Welfare. "Ancora in mezza Italia non sono garantiti i Lea e, oltretutto, quelli previsti sono datati al 1999, nonostante da anni non si faccia che parlare di aggiornarli". Quanto ai ticket, "sono iniqui e pesano troppo sull'economia delle famiglie. Avremmo sperato si intervenisse subito in questo senso". Plaudono i farmacisti, per l'introduzione del modello della farmacia dei servizi. "Apprezziamo il fatto che si affiancherà alla medicina di iniziativa per la gestione della cronicità sul territorio" e che per il farmacista si prefiguri "un ruolo di presa in carico attiva del paziente". E' il commento di Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi). "Ci auguriamo - prosegue - che dalla semplice 'sperimentazione' si passi a vera e propria 'implementazione strutturale' dei nuovi servizi della farmacia".

 

fonte: anaao

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