Ex specializzandi, a Catania 7 milioni per borse non retribuite

Redazione DottNet | 11/07/2014 15:16

Erogati assegni per 7 milioni a decine di medici ex specializzandi. E' il rimborso a favore dei camici bianchi ai quali non era stata riconosciuta la borsa di studio prevista da alcune direttive europee per gli anni di scuola post-laurea frequentati.

L’OMCeO Catania attraverso il tesoriere Antonio Biondi, nel portare il saluto del presidente Massimo Buscema, ha sottolineato come “il risarcimento di riconosce l’impegno di tanti medici della provincia catanese. Questa iniziativa - ha aggiunto - non è stata solo una consegna di assegni, ma certifica anche il valore della consulenza a 360 gradi che offre Consulcesi, il cui supporto è fondamentale per la nostra attività”.

 

L’iniziativa di Catania, che ha restituito assegni fino ad oltre 100mila euro a testa, completamente esentasse, arriva dopo analoghe giornate di consegne avviate da Consulcesi in diverse città italiane: Venezia, Milano, Torino, Genova, Firenze, Roma e Napoli ai tribunali di tutta Italia – afferma l’avvocato di Consulcesi Marco Tortorella – continuano ad arrivare già in primo grado sentenze favorevoli ai medici e di condanna nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri competenti. Il diritto è ormai riconosciuto, i tempi sono maturi per una soluzione legislativa di carattere transattivo”. Solo Consulcesi ha consegnato 38 milioni in pochi mesi e si è vista riconoscere, ad oggi, 345 milioni di euro, con le casse dello Stato che rischiano un salasso di oltre 4 miliardi di euro. Ed è già pronta anche la nuova maxi azione collettiva della realtà leader in Italia, e tra le principali in Europa, in ambito medico, cui aderire entro la fine di questo mese: anche i principali OMCeO, Sindacati ed Enti hanno convenzionato tutti i propri iscritti per l’adesione alle azioni di rimborso a costi ridotti.

 

Continuiamo a promuovere cause collettive per tutti i medici specializzati tra il 1982 e il 2006 – spiega Edoardo Pantano, Vicepresidente di Consulcesi – ma anche a sollecitare le istituzioni per risolvere definitivamente il problema. Abbiamo ottenuto la presentazione di due Disegni di legge, che hanno trovato un supporto trasversale da tutte le forze politiche, per contemperare i legittimi diritti al rimborso dei medici con le esigenze di risparmio per le casse pubbliche; un diritto al risarcimento che, come è noto, spetta però solo a coloro che avranno precedentemente fatto ricorso. Con i sette milioni appena consegnati abbiamo superato la cifra di 38 milioni di euro restituiti in pochi mesi ai medici tutelati dalla nostra realtà, mantenendo ancora una volta una promessa fatta solo qualche settimana fa a Napoli. Ma ci sono ancora migliaia di professionisti in attesa di vedersi rimborsare ciò che è loro”.

 

Soddisfatto del risultato ottenuto, tra i camici bianchi rimborsati, anche il dottor Ambrogio Curiale, medico specialista in chirurgia generale ed ortopedia: “Un doppio grazie a Consulcesi, che mi ha aiutato a chiudere positivamente il mio iter ma soprattutto per aver sollevato il problema e trovato la soluzione. E pensare che quando frequentavo la scuola di specializzazione non sapevo nemmeno di aver diritto ad una borsa di studio…”.

 

 

La vicenda risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) che imponevano a tutti gli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina. Nonostante l’obbligo entrasse in vigore all’inizio del 1983, lo Stato italiano non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni accademici 1982-1983 e 1990-1991. Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per coloro che si sono iscritti tra il 1994 e il 2006. In quest’ultimo caso le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato adempimento ha creato un enorme contenzioso di fronte ai tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi ingiustamente discriminati. Il mancato rispetto delle precise indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato a una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000.

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