Fascia C, l'esclusiva in farmacia non è anticostituzionale

Redazione DottNet | 20/07/2014 13:27

Non sono incostituzionali le norme che riservano alla farmacia la distribuzione dei medicinali di fascia C. Lo dice la sentenza (del 9 luglio ma depositata ieri) con cui la Consulta ha dichiarato infondato il dubbio di legittimità costituzionale sollevato nel maggio del 2012 dal Tar Calabria in seguito al ricorso di una titolare di parafarmacia.

 «L’incondizionata liberalizzazione» degli etici non rimborsati, è la considerazione finale dei giudici «inciderebbe con effetti che non sono tutti prevedibili sulla distribuzione territoriale delle parafarmacie le quali, non essendo inserite nel sistema di pianificazione delle farmacie, potrebbero alterare il sistema stesso, che è posto prima di tutto a garanzia della salute dei cittadini».

 


A tale conclusione la Corte giunge attraverso una lettura puntuale della normativa vigente. «Per garantire con la distribuzione dei farmaci un diritto fondamentale come quello alla salute» è la prima riflessione dei giudici «il legislatore ha organizzato il servizio farmaceutico secondo un sistema di pianificazione sul territorio, per evitare che vi sia una concentrazione eccessiva di esercizi in certe zone e una copertura insufficiente in altre». La pianificazione territoriale, continua la Corte, non è però l’unico strumento di garanzia. Dal Testo unico del ’34 fino al d.lgs 153/2009 sui nuovi servizi, si sono sviluppati obblighi progressivi che pongono «a carico delle farmacie una serie di funzioni assistenziali di stretta collaborazione col Servizio sanitario nazionale». Si tratta, rilevano i giudici, di una «complessa regolamentazione pubblicistica dell’attività economica di rivendita dei farmaci» il cui obiettivo – la tutela del fondamentale diritto alla salute – rende «solo marginali sia il carattere professionale sia l’indubbia natura commerciale dell’attività del farmacista».
 

 

Se questa è l’impalcatura, osserva quindi la Consulta, «non è possibile isolare uno degli elementi senza tenere conto della disciplina nella sua globalità». Ne deriva che «l’individuazione e la relativa valutazione del punto di equilibrio tra i diversi interessi è affidato al legislatore, fermo rimanendo il limite della non irragionevolezza delle scelte compiute». E’ un passaggio che ricorda la sentenza (sempre sulla fascia C) pubblicata a dicembre dalla Corte europea, in quel paragrafo che individuava una relazione tra gli obblighi imposti alle farmacie dalla Pianta organica e la necessità di garantire a queste stesse farmacie una proporzionata sostenibilità.

 

Ma i giudici della Consulta si spingono anche più in là e dettagliano le differenze esistenti tra farmacie ed esercizi di vicinato. «Non c’è alcuna irragionevolezza nel prevedere che per determinati medicinali permanga l’obbligo della prescrizione medica e, di conseguenza, il divieto di vendita nelle parafarmacie» si legge nella sentenza, perché «è indubbio che fra i due esercizi permangano una serie di significative differenze». Le farmacie, proprio in virtù degli obblighi cui sono assoggettate, offrono «necessariamente un insieme di garanzie maggiori che rendono non illegittima la permanenza della riserva». Non si tratta, avverte la Corte, «di accogliere l’opinione secondo cui i farmacisti che hanno superato il concorso per l’assegnazione di una farmacia danno maggiori garanzie rispetto a quelli preposti alle parafarmacie, poiché gli uni e gli altri hanno il medesimo titolo di studio e sono iscritti a tutti gli effetti all’albo professionale. Si tratta, invece, di prendere atto che la totale liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C verrebbe affidata ad esercizi commerciali che lo stesso legislatore ha voluto assoggettare a una quantità meno intensa di vincoli e adempimenti, anche in relazione alle prescrizioni». La sentenza della Corte costituzionale è stata ovviamente accolta con grande soddisfazione in Federfarma: «Dopo Corte di giustizia europea e Tar Puglia» osserva la presidente, Annarosa Racca «questa è la terza volta che un giudice riconosce piena legittimità alle norme nazionali sull’esclusiva della fascia C. E in tutt’e tre le occasioni, tale esclusiva è stata motivata dalle garanzie di tutela della salute pubblica offerte dalle farmacie in virtù delle regole severe cui sono soggette. Sono considerazioni che ci riempiono di orgoglio perché danno ragione del lavoro svolto quotidianamente sul territorio dai 18mila presidi dalla croce verde. Da tempo chiediamo al Servizio sanitario e alle Regioni di rinnovare la Convenzione per riconfermare e rafforzare queste regole, speriamo che queste sentenze siano di sprone».

 

fonte: federfarma

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