Stamina, il Ministero non ha potere sui giudici

Redazione DottNet | 24/07/2014 13:00

Le ordinanze dei giudici in relazione alla vicenda Stamina non possono essere fermate o 'condizionate', perchè il ministero della Giustizia ''non ha il potere di intervenire nel merito delle decisioni dell'autorità giudiziaria''. Il ministro Andrea Orlando ha risposto oggi con parole inequivocabili a quanti chiedevano un intervento del Guardasigilli per bloccare le autorizzazioni dei tribunali per l'accesso al protocollo ideato da Davide Vannoni.

Audito dalla commissione Sanità del Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul caso Stamina, Orlando ha chiarito i 'limiti' dell'azione del dicastero nella vicenda, mentre il Garante della privacy, Antonello Soro - in audizione dopo il ministro - ha parlato di ''violazione della dignità dei minori'' per l'uso che si è fatto delle immagini di bambini malati. Come ''nel caso della trasmissione Le Iene che, mostrando immagini di minori malati - ha detto - è stato un programma illecito rispetto alla normativa vigente''.

 

Proprio all'indomani della ripresa delle infusioni su due bambini secondo il protocollo Stamina agli Spedali Civili di Brescia, la parola 'fine' a tale vicenda sembra dunque ancora lontana. La 'svolta' arriverà solo dopo l'attesa pronuncia da parte del Comitato scientifico nominato dal ministero della Salute per stabilire la fattibilità o meno della sperimentazione del metodo. Lo ha ribadito più volte il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e lo ha detto oggi anche Orlando: ''Sarà necessario - ha sostenuto - attendere la relazione finale del Comitato per un inquadramento definitivo''. Quanto al potere di intervento del dicastero, Orlando ha precisato che ''c'e' libertà di interpretazione da parte dei giudici'', ma va detto che ''il vaglio delle ordinanze ex articolo 700 del Codice di procedura civile (che permette al giudice di emettere un provvedimento cautelare di urgenza al fine di ripristinare un diritto, ndr) è un vaglio sommario che si esprime sull'elemento dell'esigenza di tempestività dell'intervento'', ma ''è un vaglio che non può colmare il vuoto normativo''. Ciò significa che ''non siamo di fronte a un giudicato'' che esprime il punto di vista della giurisdizione, e ''questo spiega la difformità di giudizi''. Ad ogni modo, ha rilevato, ''neppure se l'attuale vuoto normativo venisse colmato si potrebbero evitare le ordinanze''. Gli accertamenti degli uffici del ministero della Giustizia sono, comunque, ''ancora in corso''. I giudici, ha quindi commentato, ''hanno ritenuto prevalente la tutela del bene salute, tutelato dalla Carta costituzionale''.

 

Ed ancora: ''Si è sostenuto che si sia trattato di una supplenza della magistratura alla politica, ma questo non per latitanza della politica, bensì per la necessità di attendere i tempi per la validazione, o meno, del metodo''. Un richiamo ai media è poi giunto dal Garante della privacy: sul caso Stamina, ha avvertito, ''l'informazione ha più di una volta ceduto alla tentazione del sensazionalismo, sfruttando l'immagine di bambini malati'' ed ''è stata violata la dignità e il diritto del minore a non vedere esibita la propria infermità''. Soro ha quindi ricordato che la tutela del minore è imposta dalla Carta di Treviso. A volte, ha rilevato, le immagini dei minori sono state pubblicate ''con il consenso dei genitori. Tale scelta è alquanto discutibile'' ed il bene del minore è comunque ''prevalente''. Se, tuttavia, si ''sconta una certa ignoranza dei familiari sui rischi che derivano dall'uso di tali immagini, si chiama in causa anche la responsabilità dei giornalisti'' come, ha concluso il Garante, ''nel caso della trasmissione Le Iene''.

 

fonte: ansa