Patto per la salute: Snami contro Fimmg

Medicina Generale | Redazione DottNet | 24/07/2014 19:43

L’elaborazione del Patto per la salute è durata tre anni. «Se le Regioni avessero accettato prima di assumere impegni nei confronti del Governo, mettendo in atto gli interventi necessari mirati alla sostenibilità e in particolare alla riorganizzazione territoriale, la disponibilità di risorse per il Ssn oggi sarebbe stata ancora superiore all’attuale».

È quanto sostiene Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg che proietta la sua visione: «Anche il nuovo Acn sarebbe forse già firmato. Anche la revisione del titolo V avrebbe forse potuto recuperare maggiori autonomie alle Regioni». Per Milillo la politica espressa dalla Conferenza delle Regioni in questi ultimi anni è stata infatti «assolutamente incomprensibile e arrogante».

Per Angelo Testa, presidente nazionale Snami, il Patto è solo una raccolta di slogan e buoni propositi. La questione centrale sollevata dal sindacato nazionale autonomo dei medici è «come si produce il risparmio in sanità e come eventualmente lo si stabilizza in essa perché possa essere reinvestito». «Nel territorio spariranno associazioni – continua – reti e gruppi per essere sostituiti ex novo da Aft e Uccp secondo i dettami della Balduzzi. Ci si comporterebbe così in una “famiglia normale”, se le forme associative attuali non funzionassero, il che non è vero, e se come contraltare le Aft e Uccp funzionassero invece benissimo perché lo hanno dimostrato nella loro fase sperimentale, graduale e con i correttivi in corso d’opera. Ma questo non è vero perché esistono solamente abbozzate nelle teste di chi le vuole e quindi sono virtuali e impalpabili».

Positivo il commento della Fimp: secondo il presidente nazionale Giampietro Chiamenti, l’accordo tra il ministro Lorenzin e Regioni sul Patto per la salute «allontana la conflittualità all’interno del Ssn e avvicina l’avvio concreto delle trattative per il rinnovo degli Accordi nazionali del comparto delle cure primarie fino a ora svoltisi in un contesto pre-negoziale». Per pediatria di famiglia, tuttavia, l’intesa lascia irrisolte alcune questioni di fondo: dal riordino dell’assistenza pediatrica territoriale a una maggior attenzione alla salvaguardia delle specificità del modello di prevenzione e assistenza dedicato al bambino e all’adolescente.

 

 

fonte: sole24ore

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