Studi medici, meno autorizzazioni per le aperture

Redazione DottNet | 25/07/2014 17:44

Meno vincoli per aprire gli studi medici. Con la sentenza 7784 del 21 luglio scorso, il Tar del Lazio ha chiarito che solo gli studi odontoiatrici o medici che svolgano procedure chirurgiche di particolare complessità e pericolosità per il paziente o procedure diagnostiche rischiose o ancora che vogliono accreditarsi devono chiedere l'autorizzazione all'esercizio.

l Tar dà, dunque, ragione all’Associazione Italiana Odontoiatri e ai ricorsi sostenuti dalla sede di Roma contro gli obblighi autorizzativi. “Diventa così una necessità per la Regione, oltre che un diritto per noi odontoiatri, adottare la delibera proposta recentemente da AIO che identifica tali procedure e norma tutto ciò che deve essere interessato all'autorizzazione”, spiega il presidente AIO Roma Giovanni Migliano. Tuttavia giova ricordare che il decreto che abroga l’autorizzazione regionale di nuovi studi in base ai fabbisogni va ancora convertito in legge. E pare che molte regioni stiano contestando la norma. Migliano aggiunge: “i contenuti della sentenza vanno ben oltre i chiarimenti recentemente espressi e le variazioni di regolamento regionale in cantiere. Come già stabilito dalla sentenza Bacalini (Cassazione Civile II n 10207 del 30 aprile 2013), illustrata da AIO Roma nella giornata pubblica del 25 gennaio scorso la normativa di settore che sottoporrebbe ad autorizzazione all'autorità preposta l'apertura di qualsiasi struttura odontoiatrica non trova conferma nelle disposizioni di legge statale e regionale le quali prevedono l'autorizzazione solo in presenza di ulteriori condizioni di fatto rappresentate in particolare dalla previsione che l'attività medica comporti un rischio per la sicurezza del paziente". Viene inoltre precisato che non sono pericolose le prestazioni correntemente effettuate dal dentista quali endodonzia ed implantologia, mentre per la chirurgia va valutato il grado di complessità”.


 


 

Ma c'è chi fa notare che l'apertura delle strutture senza autorizzazione e senza vincoli può determinare un calo di sicurezza nel sistema, visto che di fatto verrebbero a mancare i controlli relativi e obbligatori. La sentenza del Tar offre invece un valido contributo alla distinzione tra studi e ambulatori, strutture semplici e complesse con direttore sanitario, posta dalla legge 502/92. E a tal proposito la legge Bindi del ’99 mise chiarezza attribuendo alle regioni il compito di individuare se le strutture sul proprio territorio anche non convenzionate con il Ssn fossero “invasive”, o “rischiose per la sicurezza dei pazienti”. C'è comunque da notare che le Regioni hanno regolamentato in maniera autonoma la materia con il risultato che oggi non solo i medici liberi professionisti hanno vincoli diversi da una regione all’altra, ma molti medici di famiglia si domandano se i singoli accordi regionali possano istituire vincoli autorizzativi. Ma, al momento, nessuna regione ha approvato leggi che influenzano la convenzione. E poi resta il giudizio del medico, il più rilevante: se da un lato può svolgere attività complesse anche al domicilio del paziente, quindi non necessariamente in uno studio, dall'altro ne può disporre il trasferimento in una struttura idonea

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