Subito a 80mila malati trasfusi il nuovo farmaco contro epatite C

Redazione DottNet | 25/07/2014 19:40

Garantire ''da subito'' il nuovo farmaco Sofosbuvir, in grado di eliminare l'epatite C, alla ''gran parte degli 80mila pazienti italiani danneggiati da emotrasfusioni e che hanno contratto l'infezione''. A chiederlo con forza, proprio nei giorni in cui l'Agenzia italiana del farmaco sta trattando il prezzo del medicinale per uso compassionevole, è il presidente dell'Associazione politrasfusi italiani, Angelo Magrini, sottolineando che i pazienti rinuncerebbero all'attuale indennizzo a fronte della possibilità di ricevere la cura.



Sono 80mila gli italiani, ricorda Magrini, che hanno contratto epatite C e/o Aids a seguito di emotrasfusioni infette, dei quali 3.631 sono ad oggi deceduti: ''Per effetto della legge 210 del 1992 - spiega - a queste persone, alle quali è stato riconosciuto un danno da epatite o Aids, lo Stato garantisce un indennizzo pari a 1400 euro bimestrali''. Inoltre, chiarisce, ''in aggiunta agli indennizzi, sono state fatte dai malati che rientravano nei parametri previsti dalla legge delle cause per danno biologico: il risarcimento dovrebbe ora sbloccarsi, come annunciato dal ministero della Salute, a favore di 6.500 persone''. Quello degli indennizzi resta, però, un ''problema'': ''Molte Regioni, infatti, specie al Sud - denuncia Magrini - non pagano gli indennizzi bimestrali, per problemi di cassa che determinano un utilizzo diverso di queste risorse economiche. Al danno, dunque, si aggiunge la beffa''.



Ma a questa situazione si potrebbe rimediare: ''Da pazienti politrasfusi con epatite C - afferma - chiediamo di avere subito accesso al nuovo farmaco Sofosbuvir, al posto dell'indennizzo bimestrale. In questo modo il Sistema sanitario risparmierebbe in termini di terapie e pendolarismo della salute a favore della qualità di vita dei pazienti''. Purtroppo però, è la denuncia di Magrini, ''le multinazionali che producono questo farmaco hanno fatto un cartello per guadagnare il più possibile in Europa. In Egitto invece, ad esempio, il trattamento è già disponibile ad un costo pari a 20 mila euro per l'intero ciclo di 12 settimane. Se si potesse avere accesso al farmaco ad un costo simile anche in Italia, si garantirebbe la guarigione a tanti pazienti, ma anche un risparmio per lo Stato''.



''Noi siamo cittadini vittime innocenti dello Stato ed abbiano diritto ad una corsia preferenziale per il danno causatoci: abbiamo avanzato richiesta per ottenere il farmaco lo scorso giugno alla Consulta nazionale del ministero della Salute per la lotta all'Aids e l'Epatite. Ad oggi però - conclude il presidente dell'Associazione politrasfusi - non c'e' stata risposta''. Senza un vaccino, e con un farmaco che potrebbe sconfiggerla definitivamente che però costa moltissimo e non è ancora disponibile alla maggior parte della popolazione. L'epatite C, la 'versione' peggiore del virus che può portare alla cirrosi e al tumore del fegato, sta rialzando la testa nel vecchio continente, iniziando a colpire anche i giovani, e ha bisogno di uno sforzo maggiore dalle istituzioni secondo il rapporto annuale dei Centri Europei per il Controllo delle malattie (Ecdc). Il sorpasso tra epatite B, che una volta era quella più diffusa ma che negli ultimi anni è in netta diminuzione grazie al vaccino, e la C, spiega il documento pubblicato in vista della giornata mondiale delle epatiti del 28 luglio, è ormai consolidato almeno nel vecchio continente. Dei circa 30mila casi di epatite C del 2012 metà riguarda persone tra 25 e 44 anni e il 10% sotto i 25 anni. ''Mentre per l'epatite B c'è un vaccino, per la C non c'è - spiega Antonio Gasbarrini, cofondatore di Alleanza contro l'Epatite -. In Italia storicamente il virus colpisce soprattutto i cosiddetti 'baby boomers', ma anche da noi si inizia a vedere un aumento dei casi anche tra i giovani''.



L'assenza del vaccino rende ancora più importante l'accesso ai nuovi farmaci, in grado di eradicare completamente il virus C. In Italia l'unico approvato dalle autorità europee, il Sofosbuvir, è attualmente oggetto di una trattativa sul prezzo interrotta dall'azienda produttrice, la Gilead. Motivo del contendere il prezzo altissimo, circa 1000 euro a pillola, già oggetto di un'indagine ufficiale anche negli Usa e che ha proiettato l'azienda tra i big dell'industria del farmaco in pochi mesi. Il direttore generale dell'Aifa Luca Pani ha annunciato che e' stata allargata la platea dei pazienti che hanno gia' il farmaco per uso compassionevole, che si limita però a 1300 persone, un gruppo di malati molto gravi in attesa di trapianto. A ricevere il farmaco saranno, in base alla nuova decisione dell'Aifa, anche i pazienti con carcinoma epatocellulare (HCC) e cirrosi compensata (MELD15) in lista d'attesa per trapianto e che presentino una lesione del massimo diametro di 5 cm o al massimo tre lesioni, la maggiore delle quali con diametro sino a 3 cm. ''La trattativa è rimandata al 29 settembre, un lasso di tempo troppo alto per i pazienti gravi che non rientrano nel programma di uso compassionevole, e che non hanno alcuna alternativa terapeutica - sottolinea Gasbarrini -. Un maggiore accesso servirebbe anche per la prevenzione, perchè ovviamente con meno persone portatrici del virus si avrebbero anche meno casi''.



Oltre al virus C anche l'epatite A, quella che si prende per via alimentare, preoccupa gli esperti degli Ecdc. Dopo anni di relativa calma dal 2013 si sono moltiplicati i focolai, con inoltre 1300 casi concentrati quasi tutti in Italia. ''Questo - sottolinea Marc Sprenger, direttore dell'agenzia - dovrebbe far pensare gli stati membri a rivedere le politiche sulla vaccinazione, rivolte ora solo a chi viaggia''.

 

fonte: ansa