Medici e professori universitari in pensione a 65 anni

Redazione DottNet | 27/07/2014 19:48

Medici e professori universitari in pensione a 65 anni. E' una delle novità inserite nel testo della riforma sulla Pubblica amministrazione, licenziato nella notte tra venerdì e sabato dalla commissione Affari costituzionali e atteso in Aula per questa settimana.

 

Medici e professori universitari potranno andare in pensione d'ufficio ma solo «per esigenze organizzative e senza recare pregiudizio ai servizi», e non prima dei 65 anni. La novità è nel testo della riforma sulla Pubblica amministrazione, licenziato nella notte tra venerdì e sabato dalla commissione Affari costituzionali e che sbarcherà in Aula da oggi. E così, grazie all’eliminazione della regola del cosiddetto «trattenimento in servizio», che consente di restare a lavoro per altri due anni, i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, potranno essere pensionati d’obbligo, ma mai prima dei 62 anni per i dipendenti pubblici, che diventano, come accennato, 65 per i medici e i professori. 


 

La norma non si applica ai magistrati: per loro la soglia resta i 70 anni. Ma i togati, salvaguardati da una parte, vengono sfavoriti dall’altra: quanti ricoprono incarichi in uffici di diretta collaborazione con la Pa, pure se solo di consulenza giuridica, non possono più godere dell’aspettativa, devono quindi per forza andare fuori ruolo (per un massimo di dieci anni). E la norma ha, per così dire, valore retroattivo: da settembre, quando entrerà in vigore il decreto, il beneficio dell’aspettativa cessa per tutti. E chi vuole andare volontariamente in pensione prima del tempo? Potrà farlo senza penalizzazioni, grazie ad un emendamento di Maria Luisa Gnecchi, che cancella tutte le decurtazioni economiche previste dalla legge Fornero e soprattutto elimina la dizione di «prestazione effettiva di lavoro»: ovvero, per maturare i 41 anni e sei mesi di anzianità (per le donne) e 42 anni e sei mesi (per gli uomini), necessari per la pensione di anzianità, si potrà tenere conto di tutto l’arco di vita lavorativa, compresi i giorni di sciopero, congedo matrimoniale, maternità facoltativa, e così via.