Medici neoabilitati occupano l'Ordine di Napoli: sanità a rischio

Redazione DottNet | 28/07/2014 16:30

Un centinaio di giovani medici neoabilitati hanno occupato la sede dell’Ordine dei Medici di Napoli per protestare contro le politiche nazionali in fatto di Sanità e per accendere i riflettori sui problemi occupazionali che da tempo ormai stanno mettendo a rischio il loro futuro

I medici, che hanno esposto striscioni e lanciato gli hashtag “#noiceneoccupiamoetu” e “#occupiamoil28luglio”, spiegano che quella dell’Ordine di Napoli è un’occupazione "simbolica", decisa per sottolineare la vicinanza e la solidarietà da sempre mostrata dall’istituzione ordinistica partenopea. 

«Abbiamo iniziato questa battaglia qualche mese fa – spiega il giovane consigliere dell’Ordine Pierino Di Silverio -, ed è una protesta nata in maniera spontanea. Abbiamo scelto questa sede perché è il luogo che sentiamo più vicino ai nostri problemi. Il presidente Zuccarelli ha infatti prestato sempre una grande attenzione a questi temi e ha dimostrato di essere molto sensibile alle difficoltà espresse dai giovani.  Anche se le radici di questa protesta affondano nel territorio cittadino, ben presto abbiamo ricevuto adesioni da tutta la regione. Tengo a precisare che in questa battaglia non ci sono sigle, ma solo giovani medici preoccupati per il proprio futuro». 

Tra le questioni “calde” c’è sicuramente quella del concorso nazionale previsto, almeno in linea teorica, entro la fine di luglio. «Ad oggi - spiega Di Silverio – non è stato ancora pubblicato il bando, né si hanno notizie rispetto all’organizzazione. Non esistono testi utili a prepararsi, e pare che i quiz siano stati affidati società esterna della quale non si sa nulla». Secondo i giovani medici, insomma, il pericolo è che il concorso possa slittare, aggravando una situazione già molto complessa.

 

«Anche la programmazione del fabbisogno ci preoccupa molto – conclude Di Silverio -, si sente parlare dell’innesto di 5000 mila unità l’anno, pochissime se si considera che il reale fabbisogno è di almeno 8000 specialisti l’anno. Stando così le cose le nostre uniche prospettive lavorative sono all’estero. In alternativa possiamo restare in Italia solo piegandoci a retribuzioni mortificanti, spesso al servizio di agenzie di lavoro interinale».

Al fianco dei medici neoabilitati, il presidente dell’Ordine Bruno Zuccarelli: «Sono ritornato ad essere giovane vedendo i colleghi occupare l’Ordine dei Medici – spiega -, oltre trent’anni fa ho fatto la stessa cosa. Vista la grande preoccupazione, non solo dei medici, sono al loro fianco. Questo è un Governo che continua a non programmare e a non decidere. Tra qualche anno il servizio sanitario nazionale registrerà una emorragia di circa 25 mila medici, e noi continuiamo ad avere risposte poco risolutive. Escono 10mila medici dai corsi di laurea, per converso meno di 5mila medici nel mondo delle scuole di specializzazione e nei corsi di medicina generale. Nei corsi di medicina generale dove vengono sottopagati e pagati in ritardo, nei corsi di specializzazione dove si è saltato un anno e ancora oggi non si sa se escono questi benedetti concorsi e chi li gestirà. Questo è un modo di razionare le risorse, non di razionalizzare. Questo significa disorganizzare il sistema. E’ un Governo il nostro nel quale il ministro dell’Istruzione dice alcune cose e il ministro della sanità ne dice altre, ci vuole una regia che governi il tutto per cercare di dare una risposta, non ai giovani, non ai medici, ma ai cittadini. Se così vogliamo far implodere il servizio sanitario nazionale ci stiamo riuscendo. Sono preoccupato, non come presidente dell’Ordine di Napoli, non come medico, ma come cittadino».

 

 

 

la nota dei giovani medici:

«Ringraziamo tutte le associazioni e tutte le sigle che ci hanno appoggiato e mostrato solidarietà, ma allo stesso tempo ribadiamo l’ assoluta indipendenza della nostra manifestazione». A dirlo sono i giovani medici neabilitati che oggi in più di cento hanno occupato la sede dell’Ordine di Napoli in segno di protesta per «una governance sanitaria che a livello nazionale non offre risposte adeguate alla categoria, compromettendo in molti casi l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza per i cittadini». I camici bianchi hanno anche invitato «tutti i soggetti coinvolti nella rappresentanza dei medici giovani e diversamente giovani a sostenere quella che reputiamo essere un’ unica forma di protesta costruttiva, tesa ad unire e non a dividere e diffidiamo da ogni strumentalizzazione, sperando che sia giunto il momento di mettere da parte ogni appartenenza e costruire insieme un futuro migliore per tutta la nostra categoria E’ giunto il momento – dicono - di rompere il silenzio. Pretendiamo rispetto e risposte dalle Istituzioni competenti».

Le problematiche che affliggono la categoria sono innumerevoli e devono essere risolte:

- Scarsa programmazione delle borse di studio in MG e dei contratti di scuola di specializzazione rispetto al numero dei laureati ogni anno;

- Programma di studio per la preparazione al nuovo concorso nazionale;

- Trasparenza in merito alla società erogatrice dei quiz e alla commissione nazionale “validatrice” e adozione di misure di sorveglianza per evitare brogli;

- Metodo di attribuzione delle borse regionali (nazionale o regionale?);

- Distribuzione di eventuali borse non assegnate sulla base della graduatoria;

- Possibilità di concorrere per TUTTE le sedi italiane oltre alle proprie preferenze;

- Evitare sovrapposizione degli orari in relazione alle specialità per cui concorrere;

- Abolizione di un eventuale numero minimo di domande a cui rispondere;

- Riduzione dei tempi morti tra la fine della formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro;

- Abolizione del comma 14 dall’articolo 5 del Patto per la Salute sulle attività professionalizzanti dei medici in formazione per la medicina generale, superamento del blocco del turn-over per i neo-specialisti e delucidazioni in merito alla proposta (bocciata!) del doppio canale universitario/ospedaliero per la formazione specialistica ed eventualmente rivalutarla per i prossimi concorsi. 

«Questi e molti altri i nodi da sciogliere – concludono -. Tutti insieme, senza né sigle né appartenenze, possiamo migliorare il futuro del nostro Sistema Sanitario Nazionale».

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato