Anaao contro il decreto P.A.: bene con la Rc, male con le pensioni

Redazione DottNet | 02/08/2014 11:49

Dopo lunga gestazione e parto travagliato la Camera ha approvato il DL 90, di riforma della pubblica amministrazione, ammesso che di riforma si tratti. Il testo finale ha risposto solo in parte alle nostre aspettative, è il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise.

L’Anaao Assomed nei giorni scorsi aveva avanzato alcune richieste di modifica del testo iniziale. Tra di esse, l’obiettivo è stato raggiunto sulle assicurazioni. Il DL 90/2014 chiarisce che sui medici dipendenti non grava un obbligo di assicurazione personale, se non quello legato ad eventuali rivalse, e, "ciò che conta di più - dicno all'Anaao -, che le Aziende sanitarie rispondono degli eventi avversi imputati ai propri dipendenti per una previsione che, da oggi, è non solo contrattuale, spesso disattesa, ma legislativa". "Del resto - si legge nella nota Anaao -, è difficile contestare che i medici e i dirigenti sanitari lavorino per nome e per conto delle Aziende e pertanto siano esse a dovere garantire la copertura per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale. Un risultato di notevole rilievo, che porta maggiore serenità tra medici e cittadini, specie del sud, un buon auspicio per l’approvazione della legge specifica sulla responsabilità professionale che chiediamo da anni"

 

Il DL 90 ha, però, anche resuscitato la rottamazione per medici e dirigenti sanitari dipendenti del SSN, "un brunettismo senza Brunetta - commentano ironicamente all'Anaao -, un provvedimento diventato strutturale che farà riprendere la caccia all’uomo. La novità del coinvolgimento del personale universitario, che ha nei confronti della assistenza i nostri stessi obblighi, ha comportato una sarabanda di numeri che è il risultato delle pressioni del mondo universitario e del suo partito trasversale, furiosi per la rottura di un dogma che li vuole esonerati da regole e vincoli, che ha abbandonato al proprio destino i ricercatori universitari, i più penalizzati in questo balletto di pensionamenti forzosi".

 

"Le norme per il pensionamento sono, così, diventate un inestricabile guazzabuglio - continua la nota dell'Anaao -, ulteriore elemento di incomprensibile divisione della categoria, sicura fonte di contenzioso legale nei prossimi anni, esempio paradigmatico di provvedimenti frammentari che non rispondono a logiche di programmazione o efficace ricam-bio generazionale, contribuendo solo a ulteriormente demotivare i medici e dirigenti sanitar".
"Il Dl ancora una volta elude il tema della modifica delle aree contrattuali, da noi richiesta in tutte le sedi, rin-viando di fatto sine die il rinnovo del contratto di lavoro - aggiunge il sindacato nel testo -, mentre il vecchio viene non applicato o, in alcune realtà, disdettato. Né il Governo ha voluto, a dispetto della nostra insistenza, vincolare i risparmi dei rottamati all’assunzione di giovani o al processo di stabilizzazione dei precari". "Questo è l’esempio - conclude la nota - di come la politica non voglia assumersi la responsabilità delle promesse che fa, mettendo in atto politiche di fatto anti-giovanili, proprie di un mondo che vuole solo conservare se stesso sfuggendo alle necessità della ripresa economica e sociale. La ministra Madia che aveva tuonato dalle pagine de “La Stampa” contro chi ruba il posto alle nuove generazioni è servita".

 

La sanità italiana ha bisogno di un approccio di sistema che ne valorizzi specificità e funzioni in nome del diritto alla salute dei cittadini e del valore del lavoro dei suoi professionisti, garantendo un rinnovamento gene-razionale che poggi essenzialmente sulla fine del blocco del turnover e sull’anticipo della età di ingresso nel mondo del lavoro. Speriamo che il ddl delega possa costituire la occasione buona.

 

fonte: anaao

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