Cala la ricerca clinica. Scaccabarozzi, presto inversione di tendenza

Aziende | Redazione DottNet | 28/08/2014 19:42

Nonostante l'innovazione farmaceutica, dal 1994 ad oggi, in Italia, abbia contribuito alla riduzione del 30% del tasso di mortalità e al netto miglioramento della qualità di vita dei pazienti, la ricerca clinica è stata una delle principali vittime della crisi

 

Tra il 2008 e 2012 il nostro Paese ha visto una riduzione del 21% degli studi clinici effettuati. Ma ora si respira aria di ottimismo nel settore. A puntare l'attenzione sul tema è il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. "Il crollo del numero di studi per scoprire e testare nuovi farmaci - spiega - è imputabile a due fattori. Il primo è che in pochi anni la farmaceutica ha subito 11 miliardi di tagli. Questo ha creato sfiducia da parte degli investitori con ripercussioni sui posti di lavoro". 

 

A ciò si aggiunge un iter burocratico complesso "dovuto alla presenza di tanti comitati etici. Ne abbiamo uno nazionale, poi quelli regionali e ospedalieri, così quando in Italia arriviamo ad arruolare i pazienti negli studi clinici, in altri paesi lo studio è già finito". E' in corso, però, un'inversione di tendenza. "Il fatto che la farmaceutica non sia stata ulteriormente penalizzata nell'ultima manovra economica ci consente di portare fuori dal Paese immagine positiva in grado di attrarre fiducia, affinché le aziende a capitale estero continuino a investire in Italia e imprenditori italiani continuino a mantenere il primato del 74% della produzione destinata all'export". Al Presidente del Consiglio Renzi, conclude, "abbiamo promesso 1,5 miliardi di nuovi investimenti con 2000 posti di lavoro altamente qualificati. In cambio chiediamo solo stabilità e basta tagli al settore".

 

 

Fonte: farmindustria

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