Certificati sportivi, ecco le linee guida

Redazione DottNet | 07/09/2014 20:19

Come abbiamo annunciato sono pronte le linee guida per i certificati medici e per lo sport amatoriale. Il Dl Fare del 2013 ha cancellato l'obbligo del certificato medico per svolgere attività ludico-motoria amatoriale (per esempio nuoto libero o palestra) ma, proprio per dirimere i tanti dubbi, il ministero della Salute ha varato le norme per la certificazione.

Il ruolo del medico di famiglia, del pediatra e dei medici delle società tesserate Coni o della Federazione medici sportivi nell'emissione del documento assume un rilievo particolare. A loro spetta, infatti, il rilascio del certificato medico per praticare sport amatoriale: al medico di medicina generale nel caso si tratti di un adulto, al pediatra per i bambini e nei casi generici ai medici sportivi o delle società appartenenti al circuito del Coni. Indicazioni ben precise anche per quanto riguarda l'elettrocardiogramma: pregresso (anche di anni) per gli “amatori” senza fattori di rischio; annuale dopo i 60 anni se lo sportivo presenta anche un solo fattore di rischio; e annuale per gli under 60 in caso di patologie croniche. 

 

Le linee guida – che sono in attesa del via definitivo da parte della Corte dei Conti - mettono, dunque, chiarezza in un settore delicato e importante. Le indicazioni del dicastero guidato da Beatrice Lorenzin interessano gli studenti che praticano sport in ambito scolastico ma fuori orario (come ad esempio le corse campestri), i partecipanti ai giochi della gioventù fino alle selezioni regionali e i tesserati Coni sotto i 12 anni e sopra i 45 (tra i 12 e i 45 queste società tesserano “agonisti” per i quali valgono regole certificatorie più complesse). 

 

Ad agosto di un anno fa il decreto legge sulle semplificazioni aveva provato a cancellare il certificato per queste attività sportive, una decisione che remava contro la legge Balduzzi e il regolamento varato due mesi dopo. Le regole imponevano l’Ecg “per tutti”, un obbligo che aveva contribuito a creare caos e deregulation tra gli addetti ai lavori. In fase di conversione, però, con  l’articolo 42 bis il legislatore aveva tuttavia reinserita l’obbligatorietà dei certificati lasciando però ai medici la scelta se eseguire o no l’Ecg. Facoltà confermata da una recente nota ministeriale destinata alla Fimmg e alla Fimp. 

 

Ed anche in questo caso sono emerse contraddizioni e polemiche: i medici sportivi della Fmsi imponevano l’Ecg perché fa evidenziare aritmie che la visita semplice non vede; le altre categorie, con i pediatri in prima fila sostenevano che non va fatto su tutti. Salomonica la posizione della Fnomceo che aveva raggiunto un compromesso: secondo le sue linee guida gli utenti dovevano conservare tra i documenti un Ecg datato. Il nuovo testo del ministero, precisa adesso che il medico, oltre a poter prescrivere altri esami se li ritiene opportuni, “deve conservare i referti del suo paziente ovvero registrarne i dati nella scheda assistito informatizzata”.

 

«I certificati per l'attività sportiva non agonistica - spiega Guido Marinoni, medico di famiglia su “Fimmg notizie” - possono essere rilasciati solo dai emdici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta o dal medico specialista in medicina dello sport. Il costo degli accertamenti è sempre a carico del cittadino».

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