Ricetta digitale: bilancio positivo per i primi test

Redazione DottNet | 09/09/2014 14:05

Primo bilancio della ricetta digitale. Il formato telematico piace e riduce il margine di errore, i commenti di medici e farmacisti che la stanno utilizzando.

Sono ormai tre – Sicilia, Basilicata e Provincia autonoma di Trento – e assieme non solo totalizzano un numero di farmacie già statisticamente significativo (circa duemila) ma hanno alle proprie spalle quasi un anno di esperienza digitale. E con il processo di dematerializzazione che procede (anche se non a passo spedito) e si allarga a nuove regioni, andare a chiedere a chi è partito per primo come vanno le cose non è certo inutile.


Il giro non può che partire dalla Sicilia, la prima a lanciarsi nella fase a regime (e senza rete, cioè senza alcuna sperimentazione preliminare) esattamente un anno fa: il via alla digitalizzazione scattò dalla metà di settembre e per un mese e mezzo la regione concesse una sorta di periodo transitorio, trascorso il quale si cominciò a fare sul serio. «Facemmo le cavie per tutte le altre regioni» ricorda il presidente di Federfarma Sicilia, Francesco Mangano «ed è grazie a noi se Sogei ha corretto una buona parte delle incongruenze del sistema». A un anno di distanza, però, la digitalizzazione procede a pieno rimo e le ricette dematerializzate sono ormai più dell’80% del totale. E i titolari siciliani hanno imparato ad apprezzarne i vantaggi: «Tutto il processo di spedizione della ricetta è molto più razionale» osserva Mangano «e il sistema ti impedisce di sbagliare: sul farmaco, sul dosaggio, sui pezzi e così via. E le responsabilità del medico tornano a suo carico: l’assenza della nota non ci viene più imputata, perché senza il programma non accetta la prescrizione».

Stessa considerazione d’avvio anche dalla Basilicata, dove la digitalizzazione scattò nel novembre dell’anno scorso e oggi è paperless circa il 70% delle ricette. «Il sistema è a prova di errore» conferma il presidente di Federfarma lucana, Antonino Guerricchio «e a guadagnarne non è solo il paziente ma anche la farmacia, perché così si riduce il contenzioso con Asl e servizio sanitario».

La perfezione del sistema, però, solleva qualche preoccupazione: «E’ vero, non si può sbagliare» osserva Paolo Betti, presidente di Federfarma Trento, dove la ricetta digitale è realtà dallo scorso dicembre e la dematerializzazione vale oggi l’80% circa delle prescrizioni «ma viene da chiedersi se un giorno a qualcuno non spunterà la bella idea di sostituirci con un robot». «La ricetta elettronica snellisce burocrazia e tariffazione» è la replica a distanza di Mangano «cioè ci regala tempo che può essere dedicato al paziente. Ed è qui che i farmacisti fanno la differenza».
 

Sicurezza a parte, ecco quindi il secondo dei vantaggi legati alla dematerializzazione: si riduce il peso degli adempimenti legati alla spedizione. «C’è chi tariffa già al banco» spiega Guerricchio «anche se so di colleghi che, forse per diffidenza, usa ancora lo scanner per controllare». «La tariffazione diventa decisamente più snella» conferma Mangano «ma più in generale si semplifica tutto il processo. Sono i vantaggi della tecnologia e del progresso, pensare di fermarli o di resistergli è fuori luogo»

 

fonte: federfarma

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