Industria farmaceutica: inizia la guerra dei brevetti

Redazione DottNet | 09/09/2014 17:12

Dopo le costanti controversie scoppiate tra i più affermati produttori di smartphone, un’altra guerra sta per invadere il mercato mondiale: quella delle multinazionali farmaceutiche.

La posta in gioco è altissima, poiché intorno alla sperimentazione dei farmaci – oltre che numerose vite umane – ruotano interessi economici esorbitanti. Per questa ragione le aziende farmaceutiche sono diventate molto più combattive, come si legge nell’interessante articolo Five things for pharma marketers to know: Monday, September 8.

Bristol-Myers Squibb (BMS) ha appena intentato causa contro Merck – come annunciato in un recentissimo articolo del Wall Street Journal – sostenendo che la multinazionale avrebbe violato un brevetto appartenente a Ono Pharmaceutical (partner di BMS).

In sostanza, secondo BMS, Merck avrebbe saputo che l’Opdivo (nivolumab) era già in fase di sviluppo, quando ha iniziato a lavorare al Keytruda (pembrolizumab), farmaco che invece è stato scelto dalla FDA come trattamento del melanoma in stadio avanzato.

GlaxoSmithKline si è assicurata la sperimentazione di un vaccino contro Ebola grazie a un’operazione di M&A, di cui abbiamo già parlato in un articolo

Il vaccino potrebbe fare la differenza per far fronte alla minaccia di una gravissima epidemia di Ebola. Tale esecrabile rischio ha innescato un meccanismo di sovvenzionamenti pubblici, che muoverà un notevole giro d’affari: la Commissione Europea ha deciso di contribuire con 181 milioni dollari, mentre gli Stati Uniti sosterranno operatori sanitari e attrezzature con 75 milioni dollari.

AstreZeneca si sta dedicando, invece, ai trattamenti oncologici polmonari. Il farmaco sperimentale COPD (benralizumab) dell’azienda inglese non è riuscito a colpire l’obiettivo di ridurre il tasso degli attacchi in fase primaria, ma la sperimentazione ha dimostrato che è il farmaco è stato associato ad un significativo miglioramento clinico della funzione polmonare, di fase II.

Con l’invecchiamento globale della popolazione Eli Lilly avrebbe un grande interesse a inserirsi nell’ambito della diagnostica del morbo di Alzheimer. Per questa ragione, sta portando in tribunale il Centers for Medicare e i Medicaid Services, in quanto vorrebbe che le agenzie governative ribaltassero la decisione di non approvare l’Amyvid, una soluzione iniettabile da utilizzare nella diagnosi di morbo di Alzheimer.

Le multinazionali farmaceutiche, insomma, sono alla ricerca continua della novità – e dell’esclusiva – che possa differenziare e potenziare il proprio giro d’affari e – quando non vengono selezionate le migliori  – non esitano a citare chi abbia dichiarato il contrario.

Hodie mihi, cras tibi.