Tagli alla sanità: il Fondo non si tocca. Risparmi solo dal Ministero

Redazione DottNet | 09/09/2014 20:11

La spending review per la sanità non dovrebbe prevedere tagli al Fondo sanitario 2014 mentre il Ministero della Salute dovrà ridurre il 3% del budget come imposto dal Governo a tutti i dicasteri. Cottarelli ha dunque varato il suo piano. Ecco i dettagli

I tagli, per Lungotevere a Ripa (il cui costo di funzionamento è di poco superiore al miliardo di euro l'anno), ammonteranno tra i 30 e i 40 mln di euro. Come annunciato stamani dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, le riduzioni incideranno soprattutto sui servizi ministeriali d'ispettorato, vigilanza e controllo in materia di filiera degli alimenti o per esempio di controlli sanitari alle frontiere. Per quanto riguarda il comparto, il Ministero della Salute dovrebbe essere il solo a pagare dazio.

Dalla dieta richiesta dal Governo dovrebbero essere escluse anche l'Aifa, Agenas e Iss. Ma, soprattutto, la torta più grande, il Fondo sanitario 2014 da 109,9 miliardi, a meno di ulteriori turbolenze economiche, non dovrebbe essere toccato (per il 2015-2016 si vedrà invece in base all'andamento del ciclo economico). Sul punto, del resto, il Patto per la Salute, siglato da Regioni e Governo prima della pausa estiva, parla chiaro in tema di risorse e l'Esecutivo sembra essere intenzionato a rispettare l'accordo, perlomeno, sui fondi per quest'anno.

Tutto ciò senza dimenticare come il Patto stesso stabilisce che i risparmi della sanità restano nel comparto. Al momento dalle Regioni, non traspare preoccupazione, nonostante il riparto 2014 non sia stato ancora firmato dal Governo, ma in ogni caso, in speciale modo con lo sguardo proiettato al futuro, secondo quando si apprende le "antenne sono ben dritte". 

 

Ottimizzazione degli uffici, razionalizzazione degli spazi, centralizzazione degli acquisti, digitalizzazione, risparmi sulle sedi. Sono alcune delle linee guida della spending review dei ministeri, quella su cui da domani si inizierà concretamente a lavorare a Palazzo Chigi con il contributo diretto di tutti i dicasteri, coinvolti in tagli complessivi del 3% della spesa. Se la Farnesina già pensa a tirare la cinghia della rete diplomatica, la Difesa già si oppone a nuove imposizioni, dopo il contributo già dato nel 2014 alla copertura del bonus Irpef. Ecco alcuni delle strategie dei singoli ministeri per ridurre la spesa.

 

GIUSTIZIA - Il ministero punta ad una razionalizzazione eliminando duplicazioni di funzioni omogenee: è prevista una riduzione degli uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche. Si pensa poi a costituire centri di gestione unitaria e integrata, ad esempio in materia di acquisiti di beni e servizi e di gestione del personale. In tempi brevi dovranno essere chiuse la procedura per l'indizione di una gara unica nazionale per i servizi tecnici di intercettazioni e quella per il procedimento di quantificazione dei costi standard. Si vuole poi ridurre il debito nei confronti dei privati e il tempo di pagamento degli acquisti di forniture, per cui è stato introdotto l'obbligo della fatturazione elettronica nei rapporti coi fornitori.

 

DIFESA - Al ministero della Difesa c'è contrarietà a qualsiasi ipotesi di tagli ulteriori dopo che il bilancio è stato alleggerito di 400 milioni per contribuire agli 80 euro in più in busta paga. Un "sacrificio importante" che incide sul settore Investimento che, viene fatto notare, non può subire ulteriori tagli, al pari delle altre voci dell'Esercizio e del Personale. La spending review, secondo quanto si è appreso, intenderebbe intaccare soprattutto personale e caserme, dell'Arma e non solo, ma alla Difesa si replica che gli accorpamenti possibili sono già in corso con l'attuazione della riforma dello strumento militare: verrà fatta una verifica per accertare se c'è la possibilità di ulteriori sinergie, ma resta l'opposizione a tagli ulteriori.

 

SCUOLA - Sulla scuola il governo Renzi ha deciso di investire, in particolare sull'edilizia e soprattutto con le 148 mila assunzioni dei precari nel 2015 che costeranno circa 3 miliardi. Ma di certo qualcosa si taglierà. Nelle linee guida sulla "Buona scuola" è assicurato che verranno messi più soldi nell'istruzione "ma facendo comunque tanta spending review: perché educare non è mai un costo, ma gli sprechi sono inaccettabili soprattutto nei settori chiave". Risparmi arriveranno dalla digitalizzazione e dalle fasce alte della dirigenza.

 

ESTERI - Per la Farnesina il piano dovrebbe riguardare - così come annunciato qualche mese fa - in particolare la rete consolare diplomatica, chiamata a stringere un po' la cinghia e ridimensionare la sua presenza in termini di dismissioni di proprietà all'estero. La diplomazia ha già visto ridursi del 25% dal 2008 a oggi le proprie risorse (erano 2.5 miliardi, oggi sono 1.8 miliardi), che pesano per lo 0,2% sul bilancio dello Stato. Tagli sono previsti dalla ristrutturazione della rete diplomatico-consolare-culturale all'estero. Atteso poi un ritocco dei contributi alle organizzazioni internazionali. E, tra le altre voci, resta d'attualità anche quella - più volte contestata - di una revisione del trattamento e delle indennità di servizio dei dipendenti all'estero.

 

SVILUPPO - Il Ministero di via Veneto farà la sua parte e sta lavorando in particolare ad "una razionalizzazione degli incentivi alle imprese, affinché - ha spiegato Federica Guidi - siano meno polverizzati e usati in maniera più efficace".

 

fonte: ansa