Gli ansiolitici aumentano il rischio di contrarre l'Alzheimer

Neurologia | Redazione DottNet | 09/09/2014 19:22

I farmaci usati contro l'ansia e in molti casi di insonnia (le benzodiazepine) se prese per tre mesi o più potrebbero aumentare il rischio di ammalarsi di Alzheimer. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sul British Medical Journal e diretto da Sophie Billioti de Gage dell'Unità di Farmacoepidemiologia dell'Inserm presso l'Università di Bordeaux.

''Abbiamo trovato che il rischio aumenta del 43-51% in persone (over-65enni) che hanno iniziato un trattamento con benzodiazepine in passato (più di 5 anni prima della diagnosi). Il rischio - ha spiegato all'ANSA - compare per individui che hanno usato i farmaci per almeno tre mesi e aumenta con l'aumento della durata del trattamento''. I medici prescrittori e i pazienti necessitano di un sistema di sorveglianza appropriato per gli effetti avversi cognitivi, afferma in un'editoriale sempre sul BMJ Kristine Yaffe della University of California a San Francisco che ricorda: "nel 2012 la Società Americana di Geriatria ha aggiornato la sua lista di farmaci inappropriati per gli anziani includendo proprio le benzodiazepine, precisamente per i loro effetti avversi nella sfera delle funzioni cognitive".

Gli esperti hanno usato dati del database Quebec health insurance program (RAMQ), ed hanno confrontato quasi 1800 casi di Alzheimer con un gruppo di controllo di oltre 7100 individui senza demenza, ma simili per altre caratteristiche (età, sesso etc). Gli esperti hanno considerato le prescrizioni di benzodiazepine - i farmaci ansiolitici più usati anche per l'insonnia - e la durata del trattamento ed hanno trovato una forte associazione tra rischio di ammalarsi di Alzheimer e l'aver usato in passato questo tipo di terapia. Il rischio sale del 51% per trattamenti di tre mesi o più lunghi. Un aumento del rischio di demenza tra coloro che usano benzodiazepine era stato già identificato in precedenti studi, ma restava da chiarire se la natura di questa associazione fosse diretta, cioè se vi fosse un meccanismo di causa-effetto tra uso dei farmaci e aumento del rischio di Alzheimer.

''Nel nostro studio - spiega la ricercatrice - consideriamo solo coloro che avevano usato benzodiazepine oltre 5 anni prima della diagnosi di Alzheimer, scartando quindi coloro che avevano preso questi farmaci a ridosso della diagnosi; inoltre la relazione trovata è di tipo 'dose-effetto'', quindi esprime una relazione diretta tra dosaggio dei farmaci e aumento del rischio; questi sono entrambi argomenti estremamente a favore dell'ipotesi di causa-effetto tra uso di benzodiazepine e rischio demenza. "Ad ogni modo, conclude, servono ulteriori studi per arrivare a provare in via definitiva che le benzodiazepine causino l'aumento di rischio. Inoltre si noti che le linee guida internazionali raccomandano terapie brevi( per più di 4 settimane per l'insonnia e non più di 12 per l'ansia), quindi il rischio da noi evidenziato si riferisce a un uso dei farmaci al di fuori delle raccomandazioni".

 

fonte: ansa

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