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In Italia oltre tre milioni di bambini hanno disturbi neuropsichici

Psichiatria Redazione DottNet | 17/09/2014 12:09

In Italia ci sono 3,6 milioni di bambini e ragazzi che presentano disturbi neuropsichici. Di questi, 100mila "si trovano in situazione di particolare complessità ed i loro bisogni di cura rimangono ancora troppo spesso inevasi".

 

A dirlo sono gli esperti, riuniti oggi all'Istituto Mario Negri di Milano in un convegno internazionale sul tema della neuropsichiatria infantile. I bisogni di salute di questi pazienti, hanno sottolineato gli specialisti, "non sono domande semplici che interessano solo la cura di una malattia, ma riguardano il paziente nel suo complesso di vita. Sono quindi domande complesse che necessitano di risposte, sguardi e competenze diverse e coordinate per garantire appropriati percorsi assistenziali". Ma il bambino e la sua famiglia, commenta Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia (Sinpia), "rischiano di trovarsi disorientati dalle diverse risposte che ricevono a seconda del servizio a cui si rivolgono o degli operatori a cui si affidano".

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Dei 100mila ragazzi "in situazione di particolare complessità", stimano gli esperti, 16mila si trovano in Lombardia. "Definire e condividere percorsi di diagnosi e cura , che prevedano anche la valutazione dei risultati ottenuti - commenta Maurizio Bonati, a capo del Dipartimento di Salute Pubblica del Mario Negri - rappresenta una necessità inderogabile per ogni intervento sanitario anche per l'area neuropsichiatrica dell'età evolutiva". La maggior parte degli strumenti in uso, gli fa eco John Lyons, esperto dell'Università di Chicago, "valutano un solo aspetto o cercano di risolvere il problema chiedendo separatamente il parere di ciascuno dei soggetti coinvolti (utenti, genitori, insegnanti, clinici) e combinando le risposte in un secondo momento. Ma questo non è più sufficiente" per gestire al meglio la situazione. Per trovare una soluzione, conclude Tiziano Vecchiato, Direttore della Fondazione Zancan, "è fondamentale un cambiamento di modello, che coinvolga attivamente i genitori e quando possibile anche i ragazzi nella definizione delle priorità per l'intervento e degli obiettivi significativi nel tempo".

 

 

Fonte: ansa

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