
Se n'è parlato a un summit organizzato a Roma da Tranparency International Italia, Ispe Sanità e Riscc (Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità). "In Italia la corruzione prima ancora di essere un fenomeno criminale è un fenomeno culturale ed è legato ad una ripetizione generale, costante ed uniforme di determinati comportamenti in determinate circostanze. Ed in sanità la corruzione si è eretta spesso a regola non scritta, a consuetudine, entrando a pieno titolo, in alcune realtà, tra le pratiche normali di vita quotidiana ed è stata interpretata come strumento per il superamento di ostacoli burocratici e temporali" ha spiegato durante il suo intervento Francesco Bevere, direttore generale dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).
"Se è vero che la politica di contrasto alla corruzione e all'illegalità non può fare a meno di un adeguato e comunque dissuasivo sistema di repressione dei singoli episodi di malaffare, è altrettanto vero che devono essere realizzati percorsidiretti alla prevenzione del fenomeno- ha aggiunto Bevere- questo sarà possibile grazie all'attivazione all'interno delle organizzazioni sanitarie di specifici sistemi di allerta idonei a monitorare l'efficienza gestionale delle aziende sanitarie e dei singoli sistemi sanitari regionali, ma anche a scongiurare la realizzazione di comportamenti illeciti".
"Come ha sottolineato più volte anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, questo sistema non ha una finalità ispettiva né repressiva: vogliamo 'giocare d'anticipo' e porre in essere tutti quegli accorgimenti che ci permettono di mettere a fuoco le aree a rischio" ha concluso Bevere. Dal summit sono arrivate anche delle proposte per il contrasto alla corruzione in sanità, illustrate dal presidente di Ispe Sanità Francesco Macchia: come il "Daspo a vita" dalla Pa sanitaria per chi si macchia di reati di corruzione in sanità, una sorta di "confisca" alla Robin Hood, che vada ad alimentare un fondo per tutelare chi denuncia, e l'istituzione degli provocatori, cioè funzionari in borghese che mimano un atto corruttivo per vedere la reazione dei funzionari della Pubblica Amministrazione. Ugo Cardinali, presidente di Transparency Italia, ha infine ricordato l'efficacia dei patti di integrità, "un istituto proposto da Transparency che permette al contraente pubblico di rescindere il contratto qualora l'aggiudicatario si renda colpevole di condotte penalmente rilevanti".
Fonte: ispe




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