Epatite C, l'Aifa tratta per i nuovi prezzi dei farmaci innovativi

Redazione DottNet | 25/09/2014 15:36

"Se le negoziazioni previste per il 30 settembre andassero bene, il primo ottobre potremmo essere il primo paese europeo ad avere approvato per il trattamento dell'epatite C l'uso terapeutico di sofosbuvir e simeprevir". Lo ha detto il direttore generale dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) Luca Pani a margine del suo intervento al convegno "La lotta all'epatite al banco di prova delle richieste dei pazienti e dei bisogni del sistema salute".

"Per quanto riguarda l'uso compassionevole di sofosbuvir abbiamo ormai raggiunto 1083 dei 1300 pazienti previsti", ha spiegato ancora Pani. Nei giorni scorsi le associazioni che rappresentano i pazienti (Epac onlus, Lila onlus, Nadir onlus, Plus onlus) avevano organizzato un sit-in a Milano in occasione del vertice dei 28 ministri della salute degli stati membri dell'Unione Europea, chiedendo che il loro diritto alla cura "non venisse calpestato per far arricchire le case farmaceutiche".

Per un ciclo di cura con le super-molecole in grado di eradicare l'epatite con percentuali vicine al 100% secondo le stime si possono arrivare a spendere anche 60mila euro, un costo ritenuto insostenibile per il Ssn, tanto che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ipotizzato la creazione di un fondo speciale per garantire a tutti i malati, circa un milione in Italia, l'accesso a questi nuovi 'superfarmaci', per la creazione del quale bisognerà però discutere con il ministero dell'Economia e delle Finanze. Nel frattempo e' in corso la trattativa con le case farmaceutiche per il prezzo. "Spero che anche grazie all'impegno del ministro si metta in atto una buona capacità negoziale e vi sia la volontà di comprendere a pieno l'impatto economico della volontà di eradicare l'epatite C'", ha concluso Pani.

 

Guarire dall'epatite c eradicando l'infezione è un traguardo, dunque, sempre più a portata di mano grazie alle nuove terapie che si stanno rendendo disponibili in Europa: i prezzi ancora alti di questi farmaci innovativi preoccupano, ma potrebbero essere trasformati in benefici per l'Ssn nel medio- lungo periodo grazie all'abbattimento dei costi diretti e indiretti della malattia. Secondo uno studio del centro Eetha- Ceis di Tor Vergata, che ha preso in esame i soli costi diretti sanitari, in un orizzonte temporale compreso tra il 2013 e il 2030 i nuovi farmaci potrebbero consentire un risparmio compreso tra i 18 e i 44 milioni di euro.

 

"Stiamo parlando di farmaci salva- vita già disponibili in alcuni Paesi europei- ha spiegato Ivan Gardini, presidente di Epac Onlus- abbiamo apprezzato il lavoro di Aifa finalizzato alla riduzione del prezzo di acquisto dei nuovi farmaci ma dobbiamo dare certezze ai pazienti e tutelare coloro che sono più a rischio, per questo motivo abbiamo chiesto al Governo di stanziare risorse adeguate per curare almeno 20-30mila persone a rischio vita e, parallelamente,predisporre un piano pluriennale per curare tutti i pazienti nei prossimi anni a partire dal 2015".

 

"E' condivisibile la proposta di un piano pluriennale, stanziando un budget adeguato dedicato alla patologia che nel medio-lungo periodo sia compensato dlela riduzione dei costi sia diretti che indiretti" ha aggiunto Francesco Saverio Mennini, professore di economia sanitaria e direttore del centro Eetha- Ceis di Tor Vergata. Anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in un messaggio ha evidenziato che "il trattamento con i farmaci di nuova generazione si prefigura come ancora più oneroso di quello attuale, ma per la patologia in questione e' necessario ragionare in termini di politica sanitaria a medio e lungo termine, considerando che una terapia efficace e più breve con i nuovi farmaci comporta una evoluzione più favorevole verso la guarigione con drastica riduzione dei trapianti e guadagno in termini di salute e produttività per i soggetti guariti".

 

fonte: aifa, ansa

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