L'importanza di una diagnosi tempestiva: un caso clinico

Salvatore Sinatra | 12/11/2014 17:04

Paziente di anni 50, sposata, due figli in a.b.s. da dieci anni reflusso gastroesofageo trattato con magaldrato PPI antiacidi.

Nel 2006 compare ipertensione che viene trattata con ace-inibitori. L'anno dopo comparsa di TIA da vasculopatia cerebrale; pertanto assume ASA a basso dosaggio.

Nel 2010 la paziente avverte presenza di muco e dispnea sempre più frequentemente, resistente alla vecchia terapia.

Esegue esofagogastroduodenscopia con biopsia: negativa per gastrite e/o infiammazione; esami di routine nella norma tranne una lieve anemia ferro-carenziale che viene corretta con l'assunzione di ferro. Normale la tiroide.

La sintomatologia si attenua con alti e bassi fino al 2013, allorquando la dispnea si fa ingravescente.

Per tale motivo si ricovera presso un reparto di pneumologia ed esegue rx toracico che mette in evidenza: ili ingranditi, deformati, addensati ed interstiziopatie simil sarcoidosica.

Adesso la paziente viene curata con cortisonici che hanno migliorato la sintomatologia: la dispnea è molto rara, il muco è scomparso.

Conclusioni:

Nella nostra professione ci imbattiamo in casi in cui i segni semiologici sono in comuni con molte malattie e, poiché non abbiamo l'immediatezza diagnostica dei colleghi ospedalieri, né le risorse economiche, perdiamo del tempo prezioso nella formulazione della diagnosi, e non sempre le cose finiscono positivamente come in questo caso.

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