Tutela ambientale e medicina: il ruolo dei professionisti

Redazione DottNet | 04/10/2014 17:15

Sottoscritto un documento condiviso per la tutela dell’ambiente per la promozione della salute

«La Terra dei Fuochi non è solo quella si vede in tv e non è pensabile che il fenomeno degli sversamenti abusivi riguardi solo le provincie di Napoli e Caserta. Come Corpo Forestale abbiamo elaborato un metodo investigativo unico a livello mondiale che ci permette di individuare i rifiuti “tombati” nel terreno; un metodo che ci sta rivelando come questi sversamenti occulti non riguardino più solo le provincie campane, ormai tristemente note, ma si estenda anche oltre i confini della regione Campania. E talvolta al di fuori dei confini nazionali».
 

Le parole sono quelle del generale Sergio Costa, capo del corpo forestale di Napoli e provincia, intervenuto ieri in occasione del dibattito organizzato presso la sede napoletana dell’Ordine dei Medici. Il dibattito ha coinvolto esponenti di spicco del mondo della sanità regionale  e non solo. Tra gli altri: Ettore Cinque, Mario Morlacco, Raffaele Calabrò, Mario Visco, Tonino Pedicini, Maria Triassi, Sante Capasso, Giuseppe Comella, Antonio Limone, Mario Fusco, Vincenzo Iaffaioli e Vincenzo Carfora. L’occasione giusta da parte degli Ordini regionali per presentare un documento condiviso che mira alla costituzione di un network e di un vero e proprio database integrato su base regionale o provinciale di dati ambientali e sanitari per orientare e programmare i controlli e gli interventi preventivi nei soggetti sani e nel territorio.

 

«Un compito al quale ci sentiamo chiamati come Enti ausiliari dello Stato – ha spiegato il presidente Bruno Zuccarelli -. Qui non si tratta di voler essere i primi della classe e non ci sono primogeniture. Desideriamo fare la nostra parte per quelle che sono le nostre competenze, senza alcuna invasione di campo e sempre nell’interesse dei cittadini. Quello del rapporto tra ambiente e salute è un tema trasversale, che non interessa solo i medici ma che coinvolge molte altre competenze e responsabilità».

 

Un lavoro preziosissimo, tanto più in un contesto allarmante come quello rappresentato dal generale Costa.

«In base ai dati Ispra circa – ha spiegato – in Italia si producono ogni ano circa  135 o 140 milioni di tonnellate di rifiuti industriali. Questo però è il dato in chiaro. Esiste poi una quantità di rifiuti pericolosi “non dichiarati” (circa un 20% in più), perché scarti di lavorazioni effettuate in regime di evasione fiscale e contributiva. E’ evidente che questi rifiuti non possono essere gestiti in chiaro, con tutte le garanzie del caso». Ed è proprio questa quota “grigia” che finisce poi per essere intombata nel terreno o sversata nelle campagne. Un problema solo Campano? A quanto pare no, o almeno non più. «Se proviamo a ragionare come farebbe una mente criminale – aggiunge Costa – un territorio sul quale si sono accesi i riflettori dell’opinione pubblica e sono stati intensificati i controlli non è più semplice da “gestire”. Meglio spostarsi. Ecco perché il livello d’attenzione dev’essere alto per evitare che in regioni “camomilla” (dove tendenzialmente non ci si aspetta attività criminali di questo genere) possano diventare zone di intombamento di rifiuti pericolosi o nocivi».

Intanto l’attività del Corpo Forestale prosegue con risultati importanti, nei giorni scorsi un importante sequestro a San Vito (Ercolano) dove sono stati trovati, a non più di un metro e mezzo di profondità, 40 fusti da 100 litri di sostanze molto pericolose. Fusti sepolti assieme a grandi quantità di amianto e scarti di lavorazioni di pelletteria. «L’operazione va avanti – conclude Costa - vedremo nei prossimi giorni cosa verrà fuori».

Attività investigativa che può trovare un sponda determinate nel lavoro dei camici bianchi. Per la professoressa Maria Triassi, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica della Federico II «i medici possono fare molto. Gli strumenti epidemiologici che possono chiarire il rapporto tra ambiente e salute devono essere fortemente rinnovati. I sistemi di sorveglianza integrati sono cruciali. Mettere assieme dati ambientali, sanitari e sulla salute umana ci consentirebbe di costruire una mappatura del rischio oncologico e del rischio di malattie cronico degenerative, in relazione ai fattori ambientali.  La prevenzione è importante e si deve agire sugli stili di vita, ma è importante anche la sorveglianza della salute del nostro ambientale. Non dimentichiamo mai molti dei problemi di oggi sono legati a quello che avvenuto nel corso degli anni».

 

fonte: federico II