Ssn verso lo sciopero. Con il blocco risparmi per 3 miliardi di euro

Redazione DottNet | 05/10/2014 18:05

I dirigenti medici a ottobre sciopereranno contro il blocco degli stipendi. La data dovrebbe essere il 23, ma non è ancora certo. Intanto lo Stato con il fermo alla contrattazione di tutti i dipendenti pubblici in tre anni ha risparmiato circa 3 miliardi di euro.

 

«L'intersindacale della dirigenza medica ha avviato una mobilitazione unitaria a difesa della sanità pubblica e del rinnovo contrattuale, cui probabilmente si uniranno anche i sindacati del comparto sanità e i diversi ordini professionali», annuncia CostantinoTroise segretario di Anaao Assomed.. Anche in questo caso, principale motivo della protesta è la proroga del blocco degli stipendi, che va avanti dal 2010. Ma, ad acuire il malcontento, anche il silenzio su uno degli aspetti più problematici del settore. A distanza di quasi un anno, non è ancora stato emanato, infatti, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) sulla stabilizzazione del personale del Ssn, che dovrebbe riguardare circa 35.000 persone. Infine, «tanto i medici che gli operatori del comparto della sanità di Cgil, Cisl e Uil saranno a fianco degli altri lavoratori del pubblico impiego nella manifestazione nazionale che si terrà l'8 novembre a Roma», spiega Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici.

 

La voce 'redditi da lavoro dipendente' per lo Stato è, dunque, sempre più leggera: il costo dei travet si è ridotto in soli tre anni di quasi otto miliardi di euro. Certo si parla sempre di cifre significative, siamo a 164,7 miliardi di euro, ma il blocco della contrattazione e i limiti al turnover hanno prodotto i loro effetti.

 

A certificarlo è l'Istat, che riaggiornando la contabilità nazionale, in base alle nuove regole europee, ha pubblicato una serie di tavole. Si potrebbe dire, i numeri cambiano ma i conti tornano e i timori dei sindacati crescono, in vista della Legge di Stabilità sul 2015 che deciderà la partita sui salari degli statali, fermi dal 2010. Le tavole diffuse dall'Istat rilevano un taglio della spesa per il personale pari al 4,5%, corrispondente precisamente a 7,8 miliardi di euro in termini correnti, ovvero al di là dell'inflazione (che negli anni passati si è fatta sentire). Tutto ciò tra il 2010 e il 2013. La sforbiciata sembra però destinata ad ampliarsi visto che il contratto del pubblico impiego non è stato rinnovato neppure nel 2014 e il 2015 parte, stando alle dichiarazioni del ministro della Pa Marianna Madia, quanto meno in salita.

 

Le speranze per la riapertura della contrattazione sono pressoché azzerate, mentre qualche margine nei giorni scorsi è sembrato emergere per scatti di anzianità e progressioni di carriera. Guardando solo alle retribuzione lorde dei dipendenti pubblici, al netto dei contributi versati dal datore di lavoro (in questo caso lo Stato), la discesa in percentuale è stata in effetti ancora più decisa (-5,5%, con un calo di 6 miliardi e 751 milioni di euro). Nei dettagli, la riduzione dei redditi ha pesato più sugli impiegati degli enti locali (-6,7%), che su quelli della Pubblica Amministrazione centrale (-2,8%).

 

Di certo per i sindacati i dipendenti pubblici hanno già dato e se, avverte il responsabile di settore della Cgil, Michele Gentile, "il blocco dei contratti dovesse essere confermato anche nel 2015, ossia per il sesto anno consecutivo, ciò porrebbe anche problemi di carattere costituzionale". In allarme anche il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, che denuncia una discriminazione in atto contro il pubblico impiego, escluso da ultimo anche dall'operazione sul Tfr. Il sindacalista, pur non schierandosi a favore del Tfr in busta paga, sottolinea come "il trattamento di fine rapporto esista anche nel pubblico impiego, per tutti i nuovi assunti a partire dal 2001", mentre per i dipendenti entrati prima vige un altro meccanismo, l'indennità di buonuscita (che si distingue dal salario differito, facendo capo al capitolo previdenza).

 

Gli ultimi dati dell'Istat per il segretario generale della Cisl Fp, Giovanni Faverin, invece, non fanno altro che confermare il fallimento del Governo, o meglio "del più grande datore di lavoro del paese". La riduzione del costo del personale, fa notare, "non ha neppure liberato risorse per gli investimenti, con la spesa pubblica comunque in aumento". Secondo Faverin "manca competenza e coraggio" e si dovrebbe prendere esempio da un manager come l'ad di Fiat, "Sergio Marchionne, capace di "rinnovare il contratto e migliorare il prodotto".

 

 

Fonte: anaao, ansa

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