Chiedono la pillola del giorno dopo e vengono cacciate dall'ospedale

Redazione DottNet | 05/10/2014 19:32

Un rapporto sessuale non protetto, il timore di una gravidanza per cui ancora non si è pronte, la corsa nell'unico posto, dove, di notte, si è sicure di trovare un medico per la prescrizione della pillola del giorno dopo. Ma al pronto soccorso l'infermiera allo sportello, che dovrebbe limitarsi a classificare le priorità, fa appello al suo codice etico e di fatto nega l'accesso al reparto.

 

Nelle ultime settimane è successo due volte all'ospedale di Voghera, nel pavese, e sempre con la stessa infermiera, il cui comportamento nei confronti di due ragazze ventenni che avevano bisogno del farmaco, è ora al vaglio della dirigenza sanitaria. "Non le ho assolutamente minacciate, ma solo cercato di convincerle a rinunciare e a salvare così vite umane - si giustifica adesso l'infermiera - L'ho fatto per motivi di coscienza, non religiosi". Ma in realtà il discorso regge fino a un certo punto. La pillola del giorno dopo a base di Levonogestrel, in vendita nelle farmacie italiane esattamente dalla fine di ottobre di 14 anni fa (allora costava 20.000 lire), non è un farmaco abortivo.

 

Proprio nel febbraio scorso l'Agenzia del Farmaco ha aggiornato la scheda tecnica cancellando la vecchia dicitura "il farmaco potrebbe anche impedire l'impianto", sostituendola con "inibisce o ritarda l'ovulazione". Deve essere assunto entro 72 ore dal rapporto sessuale, il prima possibile, e spesso i ginecologi, pur ricordando che è sempre meglio avere rapporto sicuri, suggeriscono alle adolescenti di tenerlo in borsetta. Quindi dopo anni di polemiche vivaci, la pillola del giorno dopo viene ormai considerata una forma di contraccezione di emergenza e neppure tanto abusata. Alcuni mesi fa l'azienda produttrice leader ha precisato che negli ultimi 4 anni c'è stata una flessione del 4% delle vendite.

 

Le due ragazze che si erano rivolte fiduciose alla struttura e non si aspettavano di dover fronteggiare un dibattito etico, alla fine se ne sono andate, forse per la mortificazione, forse per non tirare in lungo una discussione magari davanti ad altri pazienti in attesa. E' probabile che il giorno successivo si siano rivolte al loro medico. Ma i due episodi sono stati subito segnalati alla direzione sanitaria e all'azienda ospedaliera e pare che i primi a 'bacchettare' l'infermiera coscienziosa siano stati proprio la caposala e il medico che era di turno quelle due notti. Ma lei resta convinta di aver agito per il meglio. "Anche noi infermieri abbiamo un codice etico - dice - e il dovere di dialogare se lo riteniamo opportuno".

 

 

Fonte: ansa