Un nuovo studio dimostra l'efficacia del probiotico VSL3 in pazienti pediatrici affetti da sindrome del colon irritabile

Redazione DottNet | 03/12/2008 11:59

La sindrome del colon irritabile, chiamata anche colon spastico, è una affezione sintomatologica che consiste in un disturbo della funzione intestinale caratterizzato da irregolarità dell'alvo (cioè stipsi o diarrea, o un’alternanza delle due), distensione addominale per meteorismo, dolore. L’eziologia è verosimilmente psicosomatica, e alla diagnosi si arriva generalmente per esclusione anche in base alle linee guida di Roma II. Nel colon irritabile si ha disfunzione localizzata nella parete del colon, condizionata da fattori che agiscono a distanza come gli ormoni, alcuni neuropeptidi o l'attività del sistema nervoso autonomo.
Tale disfunzione si traduce in una esagerata reattività a stimoli fisiologici quali il pasto, i sali biliari, la distensione provocata dai gas che si producono durante il processo di fermentazione a cura della flora batterica, ed altri ancora; come conseguenza si verifica quella motilità intestinale non coordinata, accompagnata o meno da dolore addominale, che contraddistingue questa malattia.
 

Non esiste un trattamento farmacologico di elezione per questa patologia. Generalmente la terapia si basa su modificazioni della dieta e uso di antispastici, antidolorifici, ansiolitici o antidepressivi triciclici. Tuttavia, in età pediatrica si tende ad evitare l’uso di questo tipo di farmaci a causa della loro scarsa efficacia e soprattutto per i potenziali gravi effetti collaterali.
La microflora intestinale interviene in diverse fasi dell'insorgenza e del mantenimento della sindrome: per esempio modula la motilità dell'intestino, influenza la quantità e la qualità dei gas prodotti per la fermentazione dei substrati sfuggiti all'assorbimento, incide sul metabolismo dei sali biliari e interviene nel metabolismo energetico delle cellule intestinali mediante la produzione degli acidi grassi a catena corta. Dati recenti indicano che soggetti affetti da sindrome del colon irritabile hanno un alterato microbiota intestinale, con una ridotta colonizzazione da parte di lattobacilli e bifidobatteri e un aumento dei microorganismi facoltativi. Una recente revisione della letteratura indica che l’uso di probiotici potrebbe offrire un potenziale terapeutico nei pazienti adulti affetti da colon irritabile contribuendo a ridurre il gonfiore e il dolore addominale, ma finora nessuno studio era stato condotto in pazienti di età pediatrica.
Un recente studio multicentrico condotto presso sette centri di gastroenterologia pediatrica in USA, Italia ed India, coordinato dal Prof. Stefano Guandalini dell’Università di Chicago e presentato al recente congresso dell’associazione americana di Gastroenterologia tenutosi ad Orlando, in Florida, ha valutato l’efficacia e la sicurezza del probiotico VSL3® in pazienti pediatrici affetti da sindrome del colon irritabile. 59 pazienti a cui è stata diagnosticata la patologia secondo i criteri di Roma II, sono stati sottoposti a trattamento con VSL3® oppure placebo per 6 settimane, quindi dopo due settimane di sospensione, il paziente è stato sottoposto al trattamento opposto, secondo il classico schema dello studio in crossover. La dose di prodotto era di una bustina al giorno (450 miliardi) per i bambini di età compresa tra 4 e 11 anni, e di due bustine al giorno per quelli tra 12 e 18 anni.
L’endpoint primario dello studio era la riduzione della sintomatologia secondo la scala SGARC (subject’s global assessment of relief), mentre endpoints secondari erano la riduzione del gonfiore e del dolore addominale, e la percezione del miglioramento della qualità di vita da parte dei familiari. L’analisi statistica dei dati ha rivelato che il VSL3 aveva avuto una efficacia significativa rispetto al placebo per tutti i parametri esaminati. Inoltre nessun effetto collaterale è stato registrato durante la conduzione dello studio.
Il VSL3 rappresenta quindi una valida opportunità terapeutica nei giovani pazienti affetti da sindrome del colon irritabile, sia nel migliorare la qualità di vita dei pazienti, sia nell’alleviare la sintomatologia della patologia, laddove i farmaci tradizionali sono di scarsa efficacia e sicurezza.
 

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