Ebola, il protocollo del ministero della Salute

Infettivologia | Redazione DottNet | 07/10/2014 21:37

Misure di sicurezza stringenti che vanno dall'assoluto isolamento dei pazienti all'adozione di precisi 'dispositivi di protezione individuale' (dpi) per medici e personale sanitario. Sono quelle previste dai protocolli nazionali e internazionali per il trattamento dei casi di Ebola.

 

Misure indicate nel dettaglio dall'ultima circolare del ministero della Salute, datata 1 ottobre, come sottolinea Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, uno dei due centri ad alta specializzazione indicati in Italia per l'assistenza e la diagnosi su ebola, insieme all'azienda ospedaliera 'Sacco' di Milano. Un monito, spiega Ippolito, è quanto accaduto con il virus Sars: in quel caso il 60% delle nuove infezioni sono state acquisite in ospedale ed il 21% di tutti i casi di Sars si sono verificati negli operatori sanitari. Da qui l'importanza della prevenzione innanzitutto negli ambiti ospedalieri: ''L'igiene delle mani assieme al corretto uso dei Dpi - spiega l'esperto - è la principale misura di prevenzione''.

 

Prima di entrare in contatto con il paziente, dunque, medici e infermieri devono sottoporsi ad una vera e propria 'vestizione' anti-contagio. Per la protezione del corpo, devono indossare guanti, indumenti protettivi come camici impermeabili e copri scarpe. In particolare, per la protezione del viso sono invece obbligatori occhiali a maschera avvolgente e per proteggere le vie respiratorie si devono indossare maschera chirurgica idrorepellente e respiratori. Prima di uscire dalla stanza di isolamento del paziente, i Dpi vanno rimossi con attenzione secondo una sequenza indicata e 'messi al sicuro' in raccoglitori appositi. Previste poi misure particolari di 'decontaminazione ambientale', anche per le ambulanze eventualmente utilizzate per il trasporto dei pazienti.

Ovviamente, in presenza di una diagnosi di ebola, il paziente va trasferito nei centri di riferimento. Quanto alle modalità di trasmissione del virus, si sottolinea nella circolare ministeriale 'Malattia da Virus Ebola (MVE) - Protocollo centrale per la gestione dei casi e dei contatti sul territorio nazionale', ''le informazioni scientifiche disponibili evidenziano come il virus si trasmetta attraverso: il contatto diretto con sangue o altri liquidi biologici (saliva, feci, vomito, sperma), incluse le secrezioni salivari (droplets); il contatto indiretto con oggetti contaminati con sangue o altri liquidi biologici (ad esempio aghi). Non vi sono evidenze di trasmissione del virus per via aerea''. Il ministero precisa inoltre che è a 'basso rischio' un ''contatto casuale con un paziente febbrile, autonomo, in grado di deambulare.

 

Esempi: condividere una sala di attesa o un mezzo pubblico di trasporto; lavorare in una reception''. Sono invece ad 'alto rischio' un ''contatto faccia a faccia senza indossare appropriati dispositivi di protezione (inclusi quelli per la protezione oculare) con un caso probabile o confermato che presenti tosse, vomito, emorragia o diarrea; contatto sessuale non protetto con una persona precedentemente ammalata, fino a tre mesi dopo la guarigione; partecipazione a riti funerari con esposizione diretta alla salma nelle aree geografiche affette; contatto diretto con pipistrelli, roditori, primati, vivi o morti, nelle zone affette o con carne di animali selvatici''.

Intanto è massima l'allerta per il primo caso di contagio da virus ebola in Europa, che ha riguardato un'infermiera ammalatasi a Madrid dopo aver curato un missionario infettato di ritorno dalla Sierra Leone. Al momento, sono quattro le persone ricoverate all'ospedale madrileno Carlo III-La Paz: oltre all'infermiera ausiliaria di 44 anni, con una diagnosi conclamata, sono sotto osservazione il marito dell'infermiera, un'altra infermiera che faceva parte del gruppo di sanitari che ha assistito i due missionari deceduti e un turista di origini nigeriane proveniente dall'Africa.

Ma la paura è cresciuta con le ore, tanto che le persone sotto sorveglianza, ha reso noto El Pais online nel pomeriggio, sono salite a 52. Tutte sono state in contatto con l'infermiera affetta dal virus. Intanto, i sanitari dell'ospedale Carlo III hanno oggi inscenato una manifestazione di protesta, denunciando di non aver ricevuto una formazione adeguata per trattare il virus ebola. Ma il caso spagnolo ha allarmato innanzitutto le autorità europee, e la Commissione Ue ha chiesto "chiarimenti" al governo di Madrid per individuare la falla nel suo sistema sanitario che ha potuto permettere il contagio dell'infermiera.

Al momento, ha spiegato il portavoce Ue, Frédéric Vincent, ''è importante per noi acquisire tutte le informazioni dalla Spagna e capire come è potuto accadere il contagio, il primo in Europa, e qual è ora la situazione, visto che quest'ospedale madrileno, come tutte le strutture sanitarie, rispetta i protocolli di sicurezza". Il ministero della Sanità spagnolo, dal canto suo, ha fatto sapere che sta cercando di individuare le "fonti del contagio", sottolineando che ''i protocolli" di prevenzione "sono corretti perché sono identici ovunque" ma "questo non significa che non ci siano stati errori. Rivedremo tutto". E si allunga anche la lista dei rimpatriati in Ue a causa del contagio: l'ultimo caso è quello di una dottoressa norvegese rientrata dalla Sierra Leone dopo aver contratto il virus.

Sul fronte italiano, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin rassicura: "In Italia sono moltissime le segnalazioni sospette pervenute al Ministero. Tutte si sono rivelate falsi allarmi''. Lorenzin ha anche annunciato che sono stati chiesti, nella Legge di stabilità, cinque milioni di euro annui in più per aumentare i controlli e aiutare nel contrasto alla diffusione del virus e altri 8 per attivare l'ala in costruzione dell'Ospedale Spallanzani di Roma. Ma le affermazioni del ministro, in commissione Affari sociali, non hanno soddisfatto Lega Nord e M5S, che parlano dell'assenza in Italia di ''reali protocolli di sicurezza''.

Il problema è dunque anche di natura economica, e riguarda i fondi necessari al contrasto efficace del virus. Se il Fondo monetario internazionale fa pressing sui paesi dell'Africa per prepararsi meglio al rischio Ebola, una pronta risposta è giunta dagli Stati Uniti: la lotta al virus in Africa occidentale costerà agli Usa circa 750 milioni di dollari in sei mesi, ha annunciato il Pentagono. In una giornata difficile per le Borse europee, è stata una seduta molto pesante per le compagnie aeree europee e secondo gli operatori, le vendite si sono accentuate soprattutto dopo la notizia dell'infermiera spagnola contagiata da Ebola per aver assistito due missionari poi deceduti.

Una 'partita' ancora aperta resta, poi, quella sanitaria per la messa a punto di vaccini contro ebola. Di oggi la precisazione della multinazionale Gsk: ''Non c'è alcun contatto con l'Oms per la fornitura di un milione di dosi'' del vaccino italiano contro Ebola, ha affermato l'azienda smentendo quanto affermato la scorsa settimana da Piero Di Lorenzo, presidente dell'Irbm science park di Pomezia, che con Okairos (rilevata da Gsk) ha fondato una joint venture per la produzione del vaccino.

Intanto la Commissione delle Nazioni Unite che si occupa di questioni finanziarie ha adottato oggi una risoluzione che da' via libera ai fondi per la nuova missione Unmeer contro Ebola e per l'ufficio dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per la lotta al virus. E aiuti ai Paesi colpiti da Ebola arrivano anche dall'Unione Europea che invierà tre Boeing 747 con attrezzature mediche e sanitarie.

L'arrivo di Ebola in Europa ha colpito anche le compagnie aeree europee che sono pesantemente scivolate in Borsa. Il virus preoccupa ma non blocca il lavoro del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e della Banca Mondiale, pronti ad accogliere centinaia di delegati, banchieri e giornalisti per le riunioni che si sono aperte oggi. E lo fanno preparandosi a tutto, anche all'Ebola. Mettendo in evidenza che il rischio di contagio è basso, nei palazzi delle due istituzioni sono a disposizione anche termometri usa e getta per misurare la temperatura. L'aumento delle temperatura è infatti uno dei sintomi dell'Ebola

 

 

Fonte: Ministero salute

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