La crisi colpisce la salute: crolla del 23% la spesa degli italiani

Redazione DottNet | 14/10/2014 18:14

Crollano i consumi in tutti i settori. Ma il comparto della salute con il meno 23,1% si rivela tra i più tartassati da una crisi che sembra sempre più incalzante.

Alla salute gli italiani rinunciano: il crollo del 23,1 per cento delle spese in un settore così importante la dice lunga sulle difficoltà economiche delle fasce più deboli della popolazione. A farne le spese sono farmacie – che tuttavia hanno una valvola di sfogo in segmenti, come integratori, fascia C e dermo – e la sanità in genere con in prima fila gli odontoiatri.

 

"Un dato sempre più grave, che denota la profonda crisi in cui versa l'intera economia". Così Adusbef e Federconsumatori commentano in una nota le rilevazioni Istat sulla deflazione. Si tratta, affermano, di un andamento "dettato dalla contrazione dei consumi e del potere di acquisto delle famiglie: secondo quanto rilevato dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori, i consumi delle famiglie nell'ultimo triennio hanno registrato un calo del 10,7%, pari ad una contrazione complessiva sul mercato di 77,6 miliardi di euro.

 

Addirittura, dal 2008 ad oggi, i consumi nel settore alimentare hanno registrato una contrazione del 10,4% e quelli nel settore della salute del 23,1%. Due dati impressionanti, che fotografano in tutta la sua drammaticità la crisi vissuta dalle famiglie". "A peggiorare ulteriormente la situazione contribuisce la stangata Tasi-Tari, che costerà mediamente alle famiglie 373 euro - dichiarano i responsabili delle associazioni Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti - È evidente che se si vuole far ripartire l'economia e spezzare con decisione la grave spirale depressiva che affligge da anni il nostro Paese è indispensabile avviare misure concrete ed immediate, a partire da un piano straordinario per l'occupazione, in grado di restituire reddito e prospettive in particolare ai giovani".

 

 

I dati Istat segnalano "un peggioramento delle stime di settembre, a conferma che i consumi non ripartono e le speranze di allontanare il rischio di un periodo di deflazione sono al lumicino". Così una nota diffusa da Confesercenti che aggiunge: "ora la partita si gioca tutta sulla fiducia". Inoltre - continua la nota - l'ipotesi di un aumento dell'Iva si tradurrebbe "in un ulteriore colpo di grazia per la domanda interna: i costi di questa scelta scellerata si abbatterebbero su famiglie e imprese". Secondo Confesercenti, le misure annunciate dal presidente del Consiglio sul taglio dell'Irap e sugli incentivi per il lavoro "vanno bene". Ma il loro orientamento verso le aziende più grandi "non è in grado di modificare la tendenza negativa dell'economia". Per questo motivo, l'Associazione chiede al governo "di mettere in campo misure per favorire l'autoimprenditorialità, attraverso agevolazioni per i primi tre anni per le startup e le imprese giovanili", conclude la nota.

 

fonte: interna

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