Blocco stipendi per tutto il 2015. Dalle Regioni i tagli alla sanità

Redazione DottNet | 17/10/2014 13:35

Il blocco del contratto degli statali viene prorogato per un altro anno, fino al 31 dicembre 2015. Lo prevede la bozza della legge di stabilità. Rinviato di un anno, fino al 2018, anche il pagamento dell' indennità di vacanza contrattuale e il blocco degli automatismi stipendiali per il personale non contrattualizzato.

 

"Riteniamo inaccettabile la mancanza di fondi per rinnovare i contratti di 3 milioni di dipendenti statali. Hanno in media stipendi da 1.300 euro e sono 6 anni che non ricevono aumenti, con una perdita stimata fra i 2.500 e i 4.000 euro". Così il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, in cui vede "aspetti inaccettabili", "ombre", ma anche delle "luci". Furlan ribadisce come sia siano "cose buone ed altre da precisare", ma di certo, spiega, "bisognerebbe rimettere mano profondamente alla manovra". Tra le novità positive per la Cisl ci sono gli sgravi dell'Irap, mentre tra i punti critici il neosegretario indica, appunto, il nuovo blocco per gli stipendi degli statali: "Pare incredibile che, mentre il governo parla di sostegno alle famiglie ed ai consumi, come datore di lavoro si rifiuti di rinnovare i contratti". Quanto al Tfr, sottolinea, "le sorprese non sono mancate ed anche in questo caso risultano negative", con il rischio che, aggiunge, venga messa "la pietra tombale sulla previdenza integrativa".

 

Clausola 'taglia-sanità' se le Regioni non troveranno un accordo per ripartire i 4 miliardi di spending review a loro carico. La prevede la bozza della legge di Stabilità, che precisa che senza intesa, interverrà il governo "considerando anche le risorse destinate al finanziamento corrente del Servizio sanitario nazionale". A carico delle Regioni c'è già il contributo previsto dal dl Irpef (quello del bonus degli 80 euro) che chiede ai governatori 750 milioni di euro. Questa somma sarà dovuta, come scritto nella bozza della legge di Stabilità (che interviene appunto modificando il decreto Irpef) non più fino al 2017 ma fino al 2018.

 

Il contributo per il triennio 2015-2018 per le Regioni a Statuto ordinario "è incrementato di 3.452 milioni di euro annui" mentre dalle Regioni a statuto speciale e dalle province autonome dovranno arrivare per lo stesso periodo 548 milioni di euro l'anno. Saranno poi i governatori (delle Regioni a statuto ordinario) a dover trovare una intesa su dove intervenire e come suddividersi gli sforzi "nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza". Se l'intesa non arriverà entro il 31 gennaio 2015, sarà un decreto della Presidenza del Consiglio, così come già prevede il dl Irpef, a intervenire, ma (e questa è la 'clausola taglia-sanità' introdotta con la legge di stabilità) "considerando anche le risorse destinate al finanziamento corrente del servizio sanitario nazionale". Eccezione peraltro prevista anche al capitolo 'attuazione del Patto per la Salute' contenuto nella bozza (art.39) dove si precisa che il Fondo sanitario nazionale è incrementato così come previsto dal Patto siglato lo scorso luglio a 112 miliardi nel 2015 e a 115 nel 2016, "salvo eventuali rideterminazioni in attuazione" proprio del decreto Irpef così come modificato con la legge di stabilità.

 

 

Fonte: ansa

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