Pensioni dei professionisti al ribasso. Protestano i medici

Previdenza | Redazione DottNet | 27/10/2014 08:04

Dopo gli ultimi provvedimenti in termini di spending review, le pensioni dei professionisti sono minacciate da tagli che porteranno innevitabilmente al ribasso. Scendono in campo i medici con lo Snami che protesta contro la norma e si schiera al fianco di Oliveri in qualunque azione vorrà intraprendere

L'unico dato  confortante del provvedimento, contestato da tutte le casse porivate,  è che le pensioni in essere non possono essere toccate - come si evince dalle sentenze in merito che tutelano i diritti acquisiti – mentre la partita si gioca su quelle future, dove non esistono limiti di intervento. E la tendenza è, come si sa, al ribasso.

 

A dare un'altra mazzata è la legge di stabilità 2015, che non contiene – come ci si aspettava – una tassazione di vantaggio per gli enti dei previdenza di primo pilastro dei professionisti e, quindi, le rendite finanziarie sui patrimoni previdenziali saranno tassate come qualsiasi altra rendita finanziaria al 26% (fino a oggi erano rimaste al 20% in attesa di un'armonizzazione con i fondi della previdenza complementare); una decisione che comporterà una riduzione delle future pensioni dei professionisti di almeno il 10%. E qui si parla di pensioni medie o basse, non certo di quelle d'oro.

 

Il passaggio al sistema contributivo – che molte Casse hanno adottato con le ultime riforme – era necessario per consentire la stabilità dei sistemi nel lungo periodo ha creato un'evidente frattura tra un passato “troppo generoso” e un futuro “eccessivamente prudente”. La stabilità, con gli ultimi interventi proposti nella riforma Monti-Fornero è garantita ma a scapito soprattutto dell'equità sociale. Insomma il futuro è all'insegna di una cospicua massa di pensionati che non avranno di che mantenersi. Il calcolo della pensione con il metodo contributivo prevede, infatti, che il lavoratore in pensione riceverà il capitale che ha versato nell'arco della vita lavorativa; capitale che sarà diviso per il numero di anni in cui, sulla base delle statistiche, vivrà. Insomma tanto versi, tanto ricevi

 

Il sistema retributivo, invece, prevede che un lavoratore prenda come pensione circa l'80% della media degli ultimi stipendi. Un meccanismo che ha funzionato in una fase di forte espansione e crescita ma oggi non è più sostenibile. Un trattamento che ha generato situazioni in cui un soggetto nei primi otto anni di pensione recuperava quanto versato nell'intera vita lavorativa per poi essere “mantenuto” dai lavoratori attivi, che stanno diventando sempre di meno

 

Le Casse vengono trattate come speculatori, quando la loro genesi è un'altra. I professionisti fino ai primi anni Novanta erano inglobati nell'Inps da cui vennero scorporati, portandosi dietro regole e debiti, nel 1994 con il Dlgs 509. In vent'anni molte Casse sono riuscite a stabilizzare i loro patrimoni, alcune come la Cassa dei dottori commercialisti, decidendo il passaggio al sistema contributivo quando ancora non se ne parlava. Diverso il discorso per le Casse nate con il Dlgs 103/96, create direttamente con il sistema contributivo e quindi destinate fin da subito a pensioni ridotte. Inoltre le Casse, in quanto enti privati che svolgono un'attività di interesse pubblico, sono attentamente monitorate dai ministeri e hanno una serie di vincoli di investimento all'interno dei quali devono muoversi, limite che lo speculatore privato non ha.

 

Una stretta inaspettata e altrettanto dolorosa tocca i fondi di previdenza integrativa: la tassazione per loro passa dall'attuale 11,5%, deciso a suo tempo per incentivare il ricorso a questi fondi e integrare le magre pensioni future, al 20%. Una mossa che dà un duro colpo a un sistema che in Italia già stentava a decollare quando c'erano gli incentivi fiscali. Nel resto d'Europa la strada percorsa è opposta; le rendite previdenziali sono tassate poco o sono completamente esenti proprio perché questi rendimenti vanno ad alimentare le pensioni. L'Italia invece segue un percorso opposto, e nella previdenza ha figli e figliastri.

 

 "Sulla tassazione delle rendite finanziarie il governo non fa differenza fra l'investimento privato per un profitto e l'investimento a supporto della sostenibilità previdenziale". Così Alberto Oliveti, presidente dell'Enpam, l'Ente pensionistico di medici ed odontoiatri, commenta la decisione dell'esecutivo di aumentare il prelievo fiscale sul risparmio previdenziale, all'interno della Legge di Stabilità. Pertanto, tiene a puntualizzare Oliveti, "preso atto di questo, nell'impiegare i nostri soldi, d'ora in avanti, tuteleremo esclusivamente l'interesse dei nostri iscritti". E tale orientamento, aggiunge, "verrà portato avanti in nome di quell'autonomia gestionale, organizzativa e contabile prevista dalle norme sulla privatizzazione delle Casse", ovvero i Dlgs 509/1994 e 103/1996. In particolare, osserva Oliveti, agire a protezione dei professionisti e, "nel nostro caso specifico, di 450.000 iscritti, 355.000 attivi e 95.000 pensionati con famiglie", significa "anche - conclude il numero uno dell'Enpam - in un momento in cui aspettative di ricavare grandi rendimenti senza correre grandi rischi non ce ne sono, investire nello sviluppo della professione, quella che poi sostiene il flusso contributivo".

 

Fermento nel mondo medico per l’ipotesi di novità contenute nella bozza di disegno di legge di stabilità licenziata questa settimana che prevede una stretta sulle pensioni integrative e tassazione più elevata per le rendite delle casse professionali. “Il governo Renzi - dice Francesco D’Accardi, vicepresidente nazionale dello SNAMI e presidente regionale di SNAMI Marche - con l’articolo 26 della legge di stabilità aumenterà la tassazione sui fondi della cassa previdenziale dei Medici portandoli dal venti al ventisei per cento. Un prelievo sui contributi che faticosamente la categoria versa all’Enpam, nostro ente previdenziale, per le pensioni future dei Medici. Una beffa per tutti Noi, che ha il sapore dello scippo se si pensa che l’articolo 47 della costituzione incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme anche nella considerazione che la tassazione al 26 % era stata già attuata con la possibilità di un "ristoro" del 6 % nell'anno susseguente, annullato dall'attuazione del patto di stabilità”. “Passare dal 20% al 26 % sulle nostre rendite finanziarie riduce la futura possibilità - aggiunge Angelo Testa, presidente nazionale dello SNAMI -, di ridurre la progressiva ingravescenza della riforma stessa rendendoci ancor più svantaggiati nei confronti delle Casse e dei professionisti d'Europa ed essere di fatto trattati senza distinzione dagli investitori speculativi. Prendiamo atto di ciò e investiamo allora in autonomia privata nell’esclusivo interesse degli iscritti e non di un sistema Paese che da sempre sosteniamo anche e non solo pagando il 26%.” Conclude il leader del sindacato autonomo: “Come sindacato sollecitiamo il Presidente dell’Enpam Alberto Oliveti a farsi parte attiva nei confronti dell'attuale governo a tutela degli interessi della categoria e di intraprendere tutte le azioni necessarie di tutela dei Medici. In questa azione lo SNAMI sarà al suo fianco”.

 

I farmacisti: “Non posso che esprimere a nome dell’Enpaf il pieno e convinto sostegno alle azioni avviate da Andrea Mandelli, responsabile di Forza Italia per i rapporti per le professioni, contro le misure contenute nel disegno di Legge di Stabilità, che prevede l’aumento della tassazione dei proventi finanziari a carico delle Casse e dei fondi di previdenza complementare”. E' questo il commento del Presidente dell’Ente, Emilio Croce.
 
"La decisione del governo è gravissima - spiega - e, se confermata, avrà conseguenze esiziali per la previdenza dei professionisti, che - ma forse il Governo lo ha dimenticato - producono con il loro lavoro il 15% del Pil nazionale". "L'inasprimento della pressione fiscale si ripercuoterà sui professionisti, le loro famiglie e il loro futuro - continua Croce - andando a colpire in modo particolare i giovani che stanno facendo ingresso ora nel mondo professionale, con molta difficoltà e compensi quasi sempre lontani dagli standard della decenza. É a loro che il Governo, e in particolare i ministeri che vigilano sull'attività delle casse che come la nostra si segnalano per il rigore e la trasparenza nella gestione, dovrebbero spiegare le ragioni di una scelta che rischiano di pagare a caro prezzo e che, comunque la si voglia giudicare, risulta incomprensibile".

 

Per il presidente dell'Enpaf, infatti, la misura su casse private e fondi pensione equivale a "un autentico prelievo forzoso ai danni di un settore che non solo non riceve dalle casse pubbliche nemmeno un centesimo, ma spende nel suo complesso centinaia di milioni di euro all'anno in attività di welfare, vicariando lo Stato e alleggerendone il bilancio." L’Enpaf ha gran parte delle risorse investite nel sistema finanziario italiano. “Se si ritiene che ulteriori risorse debbano essere convogliate a sostegno dell’economia reale del nostro Paese – prosegue Croce – come abbiamo sottolineato due settimane fa alla Commissione parlamentare di controllo sulle attività degli Enti di previdenza, riteniamo necessario che la provvista sia unicamente raccolta attraverso strumenti finanziari quotati e con rating, emessi da Cassa depositi e prestiti, a fronte di precise garanzie di forme di investimento coerenti alla missione istituzionale di chi gestisce il risparmio previdenziale. Ma è chiaro che il violento e ingiustificato giro di vite fiscale inopinatamente imposto dalla legge di stabilità va in direzione esattamente contraria".


 
“Credo – conclude Croce - che, a questo punto, la nostra azione di stimolo e critica nei confronti dell’Adepp sia stata ampiamente giustificata dai fatti. Tuttavia, ritengo che su questo tema sia quanto mai opportuno superare le incomprensioni del passato ed elaborare un progetto comune e condiviso per risolvere, una volta per tutte, le contraddizioni normative in cui le Casse dei professionisti sono costrette ad operare”.

 

 

 

 

 

Fonte: sole24ore, ansa, enpam

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