Al paziente l’onere di provare l’errore medico, sentenza storica

Professione | Martino Massimiliano Trapani | 23/10/2014 16:03

È il paziente a dover fornire le prove che c’è stato un errore medico e ha cinque anni per agire in giudizio anziché dieci.

Lo stabilisce una sentenza del giudice Patrizio Gattari, condivisa da tutta la prima sezione civile del Tribunale di Milano, che fa presagire un cambiamento epocale nelle cause civili di malasanità.
La sentenza si appella a un comma dell’articolo del Decreto Balduzzi, che si proponeva di porre freno al dilagare del contenzioso e al conseguente aumento del fenomeno della medicina difensiva: il medico «che si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve».


Secondo il Giudice di merito, tale norma impone una «rimeditazione del tradizionale orientamento giurisprudenziale che qualificava come contrattuale sia la responsabilità della struttura che quella dei sanitari che ivi operavano. Di conseguenza, in tema di responsabilità contrattuale, il danneggiato ha l’onere della prova degli elementi costitutivi di tale fatto illecito, del nesso di causalità del danno ingiusto e della imputabilità soggettiva».


«Si tratta di una sentenza storica – ha commentato Roberto Carlo Rossi, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano – che va anche in direzione di una maggior tutela dei pazienti e del servizio sanitario pubblico, perché fa venir meno alcune delle ragioni della cosiddetta medicina difensiva. A fronte di precedenti sentenze particolarmente onerose, che hanno fatto lievitare i premi assicurativi, infatti, molti medici non si sono più limitati a praticare solo le linee guida e le buone pratiche accreditate dalle comunità scientifica, ma si sono “difesi” richiedendo esami diagnostici non necessari per il paziente e particolarmente onerosi per il servizio sanitario, oppure si rifiutano di trattare i casi più complicati e a rischio denuncia».


Gli fa eco il presidente della Fesmed, Carmine Gigli: «Fa piacere segnalare questa sentenza per la rilevanza che assume per tutti coloro che si occupano di responsabilità professionale sanitaria».

Renato Torlaschi

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