La crisi delle farmacie sta negli errori del titolare

Redazione DottNet | 21/10/2014 15:48

La crisi entrra nelle farmacie, ma non per tutte. Ciò dimostrerebbe che a sbagliare sono i titolari che commettono scelte improvvide

Analisi asciutta quella che sullo stato economico delle farmacie arriva da Giampietro Brunello, amministratore delegato della Sose, ospite della prima convention Federfarma Servizi-Federfarma.co (organizzata a Garda, in provincia di Verona). Il problema delle imprese dalla croce verde, ha ricordato, rimane l’inaridimento dei ricavi Ssn: il valore medio della fustella, per esempio, resta sopra i 10 euro in cinque regioni (Lombardia, Lazio, Abruzzo, Campania e Sicilia). «Per rendere sostenibile la spesa» ha detto Brunello «il Ssn ha abbassato forzosamente il prezzo del farmaco, con il risultato di alimentare il parallel trade».

 

Le farmacie hanno ovviamente risentito di tale congiuntura: tra il 2010 e il 2012 il calo dei ricavi totali (-4,4%) e l’appesantimento del costo del lavoro (perché cala il valore dei pezzi venduti, ma non la loro quantità) hanno determinato una forte contrazione del reddito d’impresa. Per contrastare il trend, ha ricordato dunque Brunello, è dunque necessario sganciare la remunerazione della farmacia dal prezzo del farmaco Ssn e contrastare la distribuzione diretta, che nei primi mesi del 2014 è rimasta praticamente invariata a livello nazionale ma in alcune regioni ha mostrato picchi consistenti (Abruzzo +15,9%).
Ma oltre alle contromisure di sistema, è necessario che i titolari si rendano conto di avere a disposizione anche contromisure individuali: l’esempio lo danno quelle farmacie che, come ha spiegato Brunello, nella crisi non solo non hanno perso ma anzi vanno meglio di prima. «Perché i loro titolari» ha detto l’amministratore delegato della Sose «sono riusciti ad accrescere l’area commerciale. Se ne deduce che la situazione economica in cui versano le farmacie è anche risultato di una scelta dei farmacisti».

 

Torna una constatazione che lo stesso Brunello aveva avuto già modo di esporre nella riunione dei commercialisti organizzata a Milano da Federfarma il 9 settembre: le farmacie che più risentono della crisi (300 circa quelle a reale rischio default) appartengono in grandissima parte a due categorie di titolari; quelli che hanno comprato totalmente a leva quando i prezzi erano al culmine (due volte il fatturato) e quelli che usano la propria farmacia come il bancomat di famiglia. «Nell’uno e nell’altro caso» ha concluso Brunello «si tratta di imprenditori che hanno commesso errori, perché hanno acquistato nel momento sbagliato o perché fanno le cicale quando invece dovrebbero essere formiche».

 

 

Fonte: federfarma, filodiretto

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