De Cicco (Roche Italia): siamo ottimisti, ma il payback va abolito

Redazione DottNet | 22/10/2014 14:53

Maurizio De Cicco è l'amministratore delegato di Roche Italia e vice presidente di Farmindustria. Un duplice ruolo che rende particolarmente delicato il suo compito. Al timone della terza azienda del settore farmaceutico in Italia e prima in quello ospedaliero, De Cicco guarda al futuro con ottimismo nonostante il leggero calo di fatturato fatto registrare da Roche Italia nel 2013 (848,7 milioni di euro, meno 5,3 per cento rosetto all'anno precedente) in linea però con le previsioni.

Dottor De Cicco, la crisi stringe in una morsa l'Italia. A quanto pare l'unico settore a salvarsi è proprio il farmaceutico.

 

L'Italia dopo la Germania è il secondo Paese europeo per l'export: noi mandiamo oltre confine l'80 per cento della nostra produzione, cifre da record. Ma voglio aggiungere un altro dato: per la prima volta dopo 44 manovre abbiamo un periodo di stabilità, tale che ci consente di programmare per i prossimi tre anni. Finora non era mai successo. E di tutto ciò dobbiamo ringraziare il premier Renzi e il ministro Lorenzin con i quali abbiamo avuto un lungo e incoraggiante incontro lo scorso 7 ottobre.

 

Che cosa vi ha chiesto Renzi?

 

Di continuare ad investire in Italia. Come azienda e come intero comparto abbiamo fatto e intendiamo continuare a fare la nostra parte all'interno del Sistema, ma occorre sciogliere alcuni nodi che legano il nostro operato. Il settore farmaceutico richiede innanzitutto stabilità normativa e il rispetto del diritto, due elementi indispensabili per poter avviare un programma d'investimenti come ci è stato richiesto. Insomma abbiamo bisogno di meno consenso e più dirigismo, e in questo Renzi mi sembra sulla buona strada.

 

E qual è stato il vostro impegno col Governo?

 

Abbiamo messo sul piatto 2000 nuovi occupati per l'intero settore farmaceutico. E per il momento siamo a quota 1600, mi sembra un ottimo risultato. E per il futuro siamo ancora più ottimisti se le cose andranno in questa direzione.

 

Gli investimenti di Roche dove puntano?

 

Sicuramente sul nostro impianto-modello di Segrate, inaugurato nel 2000, dove si producono nuove molecole oncologiche come vemurafenib, la prima terapia personalizzata per il melanoma. A livello globale stiamo investendo sui farmaci personalizzati. Ma esistono ancora problematiche infrastrutturali.

 

A che cosa si riferisce?

 

Abbiamo, come Roche Italia circa 60 milioni di payback ospedaliero, un meccanismo che impone il ripiano dello sfondamento della spesa farmaceutica ospedaliera con un 50 per cento a carico delle aziende e la restante metà alle Regioni dove si supera il limite. Ecco, se questo sistema non viene rivisto non potremo andare avanti. Le regole del gioco vanno rifatte, altrimenti tutto si complica.

 

Roche, come altre aziende, sta assumento. C'è un settore critico che coinvolge l'intera farmaceutica?

 

L'unico comparto che è stato toccato in maniera negativa è l'informazione medico-scientifica, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con i medici di medicina generale. Per la specialistica il problema è sicuramente di portata inferiore.

 

Silvio Campione