India, yoga obbligatorio nelle scuole contro epidemia diabete

Diabetologia | Redazione DottNet | 03/12/2008 15:58

Yoga materia obbligatoria per tutti i bimbi delle scuole indiane, per contrastare 'a colpi di mantra' e di esercizi tipici della disciplina orientale molte malattie del benessere come il diabete di tipo 2. E' il progetto del ministro della Sanità Anbumani Ramadoss, che durante un summit sulla 'malattia del sangue dolce' a Chennai, nel Sud dell'India, ha annunciato l'intenzione di "rendere obbligatorio lo yoga per tutti gli scolari del Paese".

 

Gli studi suggeriscono infatti che "lo yoga riduce il diabete, l'ipertensione e lo stress", ricorda, sostenendo che su questa pratica a metà fra sport e filosofia "dovrebbero essere promossi dibattiti scientifici molto più vasti".
Un argomento quanto mai attuale dopo le proteste sollevate la scorsa settimana dal Malaysia's National Fatwa Council, che riunisce fra gli altri molti teorici dell'islamismo e che ha consigliato ai musulmani di evitare lo yoga. Le preghiere indù ripetute durante il 'chanting' potrebbero minare la fede nel verbo di Maometto, era il timore. Una presa di posizione che ha innescato accese polemiche, spingendo il primo ministro della Malesia Abdullah Ahmad Badawi a correre ai ripari: i musulmani possono fare yoga, ha precisato all'agenzia di stampa nazionale Benama, contenendo il chanting. Secondo la massima autorità sanitaria indiana, invece, i benefici dello yoga dovrebbero invitare alla diffusione della disciplina. Soprattutto per proteggere le giovani generazioni dal rischio di diabete con tutte le sue complicanze cardiovascolari, 'big killer'nell'intero pianeta.
I dati dell'International Diabetes Federation consegnano all'India il triste primato mondiale dell'emergenza diabete. Il Paese conta infatti un numero record a livello globale di 41 milioni di pazienti nel 2007, destinati a lievitare a 70 milioni entro il 2025. La prevalenza del diabete negli over 20 delle aree rurali indiane è aumentata al 9,2%, rispetto al 2,2% del 1983. E nelle zone urbane il balzo in avanti è stato dal 11,2% del 1998 al 18,6% attuale. Il prezzo da pagare per condizioni di vita migliori: "Le persone che prima camminavano nei campi e raccoglievano l'acqua dai pozzi - riflette Ramadoss - oggi usano il trattore e quando hanno una casa si siedono in poltrona a guardare la tv".

 

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