Onotri (Smi): Gli Mmg non guadagnano più dei dirigenti medici

Redazione DottNet | 29/10/2014 18:27

“E' stato un clamoroso errore”. Pina Onotri, neo segretario dello Smi si scusa per un errore determinato da una non attenta lettura delle tabelle redatte dal Centro Studi Smi secondo le quali il medico di famiglia guadagnerebbe più di un dirigente medico. Molte le proteste da parte dei camici bianchi e anche dello Snami: “Chi ha redatto quello studio non ha la più pallida idea di cosa sia il lavoro del Medico di Medicina generale, altrimenti non avrebbe mai potuto scrivere simili sciocchezze” ha protestato Angelo Testa, Presidente nazionale dello Snami.

Nel corso dei lavori del Congresso il nostro Centro studi – spiega Onotri - ha prodotto diverse slide, oltretutto di grande interesse, che illustravano alcuni fattori economici e organizzativi su cui si fonda il nostro Ssn e le differenze tra regione e regione”. “È evidente che quei dati, se non vengono letti tutti assieme, possono portare a conclusioni sbagliate – precisa il segretario dello Smi -. Il caso dei compensi dei medici di famiglia è, purtroppo, l'esempio più eclatante. Ma non era questo il messaggio che vuole mandare lo Smi che, invece, vuole denunciare l’inadeguatezza di questo meccanismo di calcolo del compenso dei medici dell’area (clicca qui per leggera la tabella sui compensi)”.

 

Infatti il nostro Centro studi – aggiunge Onotri – descrive la struttura del compenso, tripartito su quota fissa per assistito e quote variabili per l’aderenza a standard organizzativi e per gli obiettivi regionali/aziendali/prestazionali”. “A parità di carico medio di assistiti – dice Onotri -, alcune regioni variano l’incidenza del costo pro capite, probabilmente in rapporto all’ammontare degli accordi regionali/aziendali, soprattutto in funzione dei volumi di prestazioni aggiuntive”. “Diventa così obsoleta la parametrazione convenzionale in corrispettivo impegno orario pari ad ore 1 ogni 37,5 pazienti (media 24 ore, che è fittizia), dal quale viene derivata la retribuzione oraria di  60 euro”.

 

In pratica, secondo lo Smi, la retribuzione media, pari a circa 76.000 euro, non è confrontabile a quella del medico dirigente, considerando la compartecipazione individuale alle spese di produzione delle prestazioni, oltre l’auto finanziamento delle assenze per “ferie” e la franchigia dei primi 7 giorni di malattia. “La stima – precisa Onotri - è di un reddito medio effettivo, per 1000 scelte, inferiore di oltre 10.000 euro /anno rispetto alla dirigenza. Tutto ciò è vero, tanto che il costo  pro-capite ai cittadini di tutta la convenzionata è di gran lunga inferiore a quello della dirigenza (vedi tabella)”.

 

 

Il commento dello Snami: “Consigliamo di rettificare da subito le ore di lavoro che il famigerato dossier SMI quantizza per il Medico di Famiglia in 24 settimanali - dice Francesco D'Accardi, Vicepresidente nazionale -. In realtà sono 12 al giorno per 5 giorni alla settimana, cioè 60, con spesso le ore anche del sabato mattina. Pallottoliere alla mano, lontanissime anni luce da chi ha voluto fare i conti di un qualcosa che evidentemente, escludendo la malafede, non conosce neanche superficialmente”. “Se poi le difficoltà all’uso del pallottoliere si aggiungono altre «mastodontiche» dimenticanze come le spese per l'affitto, luce, telefono, automobile, strumentazioni varie, segretaria, senza accennare che non tutti siano massimalisti, che non godiamo di ferie, non abbiamo la tredicesima e abbiamo la franchigia per la malattia, e di seguito altre centomila differenze con chi svolge il lavoro in ospedale”, incalza D'Accardi.


 

Magari i geni del pallottoliere ignorano – tuona il sindacalista dello Snami - che l'orario di ambulatorio è solo una minima parte del lavoro che svolgiamo perché al giorno d’oggi tra ADI, ADP, domiciliari, disponibilità telefonica e varie la giornata diventa piena”. “Il buon senso vorrebbe - conclude il leader dello SNAMI - che si possano correggere queste idiozie non addebitando la scorretta interpretazione ad una incompleta lettura della slides del dossier SMI ma semplicemente riportando i dati reali, anche perché scagli la prima pietra chi non fa errori. Viceversa è legittimo pensare che qualcuno voglia insistere a confondere il fatturato con il guadagno, che l’aritmetica con i numeri grandi dell’abbecedario delle elementari non esista più e che ci voglia far intendere «all’Italiana» che è il giornalista ha sbagliato e che il danno di immagine per noi tutti è solo un «piccolissimo dettaglio”.


 

Fonte: smi, snami

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