Piemonte, 10 milioni di danni per le degenze d'oro

Redazione DottNet | 31/07/2008 17:26

Degenti che vengono, degenti che vanno e poi ritornano. Ma il risultato è che i rimborsi per il loro ricovero arrivavano a 55, tra ospedali e case di cura che avrebbero raggirato la Regione Piemonte con un sistema semplice che è stato però scoperto dalla Guardia di Finanza.

La Regione, che adesso si prepara a costituirsi nell'eventuale giudizio e a vedersi risarcire i danni, eroga contributi alle strutture sanitarie presso le quali sono ricoverati i pazienti. Ma dopo il 60/o giorno il rimborso viene decurtato del 40%. Lo stratagemma usato per avere i rimborsi ''pieni'' sarebbe stato invece questo: in prossimità della scadenza del fatidico sessantesimo giorno il paziente veniva dimesso, restava a casa qualche giorno, poi veniva ancora ricoverato nella stessa struttura o in un'altra ad essa collegata. Un ricovero nuovo di zecca, dunque, in base al quale il contributo della Regione tornava ad essere pieno e non decurtato del 40% come nel caso in cui la degenza fosse proseguita oltre i due mesi. La particolare procedura sarebbe durata per più di sette anni, consentendo di acquisire contributi non dovuti per circa 10 milioni di euro. Gli accertamenti condotti dal Nucleo tributario della Guardia di Finanza hanno portato alla segnalazione di 51 persone, tutti amministratori di una trentina di case di cura private, alcune Asl, ospedali e istituti specialistici. La loro posizione è ora al vaglio della Procura della Corte del Conti per il Piemonte, che ha incaricato le fiamme gialle dell'indagine sull' indebito contributo ricevuto dal sistema sanitario regionale. Ma la Guardia di Finanza ha trasmesso gli esiti degli accertamenti anche alla Procura della repubblica di Torino che dovrà verificare se sussista il reato di truffa e anche come sia stato possibile aggirare i controlli sull'erogazione del denaro pubblico. La Regione Piemonte, intanto, è pronta a costituirsi parte civile nell'eventuale processo che dovesse scaturire dall'indagine. ''Se le accuse ipotizzate dovessero essere fondate - dice l'assessore regionale alla sanità Eleonora Artesio - ci costituiremo parte civile per tutelare gli interessi della Regione e dei cittadini e per recuperare gli eventuali danni''. ''La Regione - ha spiegato - esegue controlli sistematici sulle fatture, che scattano ogni volta che vengono rilevate anomalie superiori al 2% rispetto alle cifre di riferimento. Le nostre strutture - ha aggiunto - hanno fornito alla Guardia di Finanza i documenti che sono stati chiesti. E' la prassi, ma non sappiamo per quale indagine servono''.