Cnb, le sperimentazioni dei medicinali vanno distinte per sesso

Redazione DottNet | 04/12/2008 20:57

Incentivare le aziende farmaceutiche a sostenere una sperimentazione dei medicinali distinta per sesso, anche se poco redditizia. E' quanto propone il Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb) nel documento ''La sperimentazione farmacologica sulle donne'' in cui si denuncia che sebbene il gentil sesso sia il maggior consumatore di farmaci, i trials clinici ''tendono a non tenere in sufficiente considerazione la specificità e il cambiamento delle condizioni di salute femminile, con un conseguente incremento di effetti collaterali''.

Il problema della medicina di genere e' sentito da tempo: le donne infatti ricevono farmaci fatti ''su misura'' per gli uomini''. Lo stesso problema riguarda anche i bambini tanto che l'Agenzia Italiana del Farmaco ha deciso di istituire un gruppo di lavoro per esaminare il delicato tema scientifico. ''In genere - spiega Laura Palazzani, vice presidente Cnb - i farmaci vengono sperimentati su uomini giovani, in salute, di circa 70 kg di peso. Ma le donne, oltre ad avere una corporatura in media decisamente inferiore, assorbono i medicinali e li eliminano dal corpo in maniera diversa a causa delle variazioni ormonali legate al ciclo o alle gravidanze''. Di qui la richiesta di una farmacologia che segua le diverse specificità innanzitutto tra i due sessi e poi anche in base all'età (bambini e anziani), per evitare effetti collaterali anche seri, visto che ''negli Usa - denuncia Palazzani - per questo motivo sono stati ritirati dal commercio alcuni medicinali''. Oggi patologie come quelle cardiache o i tumori al polmone, un tempo prevalentemente maschili, colpiscono sempre di più le donne, ma i farmaci non sono mai stati sperimentati su loro. ''Occorre garantire - afferma Silvio Garattini che ha contribuito alla stesura del documento - una maggiore presenza delle donne come sperimentatori e come componenti dei Comitati etici, mettendo delle regole per la valutazione degli studi clinici per quanto riguarda le malattie più comuni nei due sessi''. Ma l'assenza delle donne nei trial clinici, oltre a essere legata ai problemi di costi e di tempi dovuti alla necessità di arruolare un numero superiore di soggetti divisi tra i due sessi e all'elaborazione distinta dei casi dipende anche da problemi etici. ''Le donne che partecipano alla sperimentazione - continua Garattini - sono in età fertile e questo comporta dei rischi nel caso in cui restano incinte''. Di qui la spaccatura tra i bioetici stessi, divisi tra chi propone di far assumere un farmaco anticoncezionale pur di tutelare una eventuale vita nascente e chi ritiene che l'azienda farmaceutica non debba neanche proporre l'utilizzo del contraccettivo orale. L'Agenzia Italiana del Farmaco, per ''superare la sottovalutazione, ancora esistente, dei bisogni di salute dei bambini nell'ambito della ricerca e della sperimentazione clinica e farmacologica'' ha istituito invece un gruppo di lavoro dedicato all'età pediatrica. Il gruppo di esperti, che prosegue il lavoro svolto dal precedente Tavolo pediatrico, da un lato avrà il compito di analizzare sotto il profilo etico e scientifico la possibilità di promuovere e realizzare studi clinici sui farmaci rivolti ai bambini e, dall'altro, avrà la funzione di approfondire a tutto campo ogni tutte le questioni che riguardano appunto l'età pediatrica.

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